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Presa di distanza tattica o strategica da FI?

Ora Fini auspica una nuova repubblica

Dopo la fine annunciata (e non ancora avvenuta) del governo Prodi

di Elio Di Caprio - 16 novembre 2007

Gianfranco Fini, come per tanti segni premonitori era prevedibile, cambia registro. Lo fa con un certo ritardo e per uscire dall"immobilismo in cui il nostro sistema politico si è cacciato auspica una Nuova Repubblica ( il repubblicano Randolfo Pacciardi si era battuto per la sua nascita dagli anni settanta). Lo dice ora in una dichiarazione-manifesto sul Corriere della Sera a distanza di un decennio dalla bicamerale di D"Alema e Berlusconi fallita per l"ambizione dei suoi promotori di piegarla strumentalmente a scopi tattici di parte ( vedi la lunga e irrisolta querelle sui poteri dei giudici) e così sconfiggere l"avversario.

Non va dimenticato che Fini già in quell"occasione prese le prime distanze dal Cavaliere in un discorso in Aula in cui criticò aspramente coloro che si erano assunti la responsabilità “storica” di far fallire il vertice per le riforme, in primis Silvio Berlusconi e poi D"Alema. Ma alla fine si allineò alle posizioni politiche del capo di Forza Italia che capì prima di lui che per ritornare al governo del Paese da lì a qualche anno conveniva inasprire e non allentare il conflitto con gli avversari-nemici, escludendo qualsiasi forma di accordo bipartisan. Sembra che i tempi ora siano maturi per passare dalla tattica alla strategia e conviene al Presidente di AN almeno provarci a rimescolare il quadro politico, riprendendo le distanze da Forza Italia che pure negli scorsi dieci anni non ha perso consenso, anzi negli ultimi due si è ancora più stabilmente consolidata sotto la leadership di Berlusconi grazie allo spettacolo di impotenza e divisione offerto dalla coalizione del governo Prodi. Non per nulla Fini si è già spregiudicatamente imbarcato nella prossima avventura referendaria che sconfessa una legge elettorale peraltro votata e imposta dal suo stesso partito assieme a Forza Italia, Lega ed UDC.

Il rapido deteriorarsi della maggioranza di governo con il rischio concreto di un ricorso ad elezioni anticipate fa il gioco di Berlusconi attorno al quale conviene al centrodestra raccogliersi ancora una volta per inseguire l"agognata rivincita. E poi? Non c"è di meglio che una riedizione stanca delle vecchie sfide personalistiche di cui, con il vento dell"antipolitica che tira, l"opinione pubblica farebbe volentieri a meno?

Non sappiamo ancora se il tentativo in extremis di Fini di uscire allo scoperto dopo i tanti equivoci che egli stesso ha contribuito ad alimentare avrà un qualche seguito. Gioca a suo favore la popolarità di leader moderato, rafforzata e non sminuita dalla (ri)nascita alla sua destra della nuova formazione - “incazzata” come dice la “pasionaria” Daniela Santanchè- di Francesco Storace che cerca di capitalizzare il malumore anti sistema di una larga fetta dell"elettorato. Ma per il presidente di AN, come per tanti esponenti di questa sgangherata Seconda Repubblica, vale più che mai il criterio della tempestività e dell"efficacia dei passi e delle decisioni per misurare le chances di successo di una nuova strategia politica che riesca a tirarci fuori dalle attuali difficoltà. Sull"altro fronte Walter Veltroni finora non ha smosso gran che, deve pur sempre fare i conti con il corpaccione del partito democratico che si porta dietro. Non è detto che con le tentazioni estremistiche che si vedono in giro l"approccio ecumenico e razionale del segretario del partito democratico costituisca per lo stesso Gianfranco Fini l"aggancio e la sponda più giusta per un conseguente rimescolamento delle carte che riguardi anche la leadership del centro destra.

Per ora c"è solo l"alea del referendum elettorale alle porte, sottoscritto da An e dal suo segretario e sostenuto solo a parole dal sempre più incerto Walter Veltroni. In mezzo si agitano le varie formazioni centriste di vecchio e di nuovo conio che legittimamente lavorano per non farsi soffocare da quei grandi partiti che, alla prova dei fatti, non riescono neanche a mettersi d"accordo sulle riforme costituzionali ed elettorali di base. Dare rappresentanza democratica a tutti ma senza frammentazioni a cascata che rendono ingovernabile il Paese resta il punto critico di questa fase storica dell"Italia di oggi. Se si è arrivati a questo punto di crisi la responsabilità è un po di tutti a destra e a sinistra. Molte delle contraddizioni attuali sono imputabili al modo traumatico e contorto con cui si è fatta tabula rasa dei vecchi partiti che avevano gestito troppo a lungo il potere per quaranta anni, senza ricambio.

Adesso il ricambio è possibile, ma di nuovo tutto si è arenato e la prospettiva più probabile è l"ennesima lotta personalistica tra l"intramontabile Berlusconi e il giovane- vecchio Veltroni che è in politica da più di trenta anni. C"è stato sì un ricambio dei vertici e delle coalizioni, ma non un ricambio generazionale rispetto al quale potrebbe già giungere in ritardo una futuribile candidatura di Fini a capo del centro-destra. Il presidente di AN l"ha capito, buon ultimo, e ammette che le attuali alleanze sono troppo eterogenee, il potere di ricatto delle piccole formazioni è enorme, il Parlamento ( in cui egli opera da più di 30 anni) non funziona o funziona male, il declino c"è e non è un"invenzione. Fini vuole una “Nuova Repubblica”. Noi, e da anni, la Terza Repubblica. Forse una Seconda Repubblica non è mai nata, o è nata male.

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