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Panoramica su rischi e riassetti di Tlc e Media

Operazione Telecom e libertà

Ai privati strumenti per il controllo dei cittadini e la difesa di interressi economici

di Massimiliano Rijllo - 14 settembre 2006

Le intercettazioni telefoniche sono state alla base delle più chiacchierate vicende politiche, finanziarie e scandalistiche degli ultimi tempi. Opinione pubblica ed autorevoli esperti si sono duramente confrontati sul loro utilizzo e sulle regole da adottare. Poco si è detto su come le tecnologie possano spingersi molto oltre la semplice registrazione ed analisi di telefonate. L’operazione Telecom e la convergenza dei settori TLC/Media aprono nuove problematiche. Oggi siamo nel tempo di Internet e la gente scambia email con amici e colleghi, visita siti web per leggere notizie ed acquistare libri. Sempre di più, vedremo la televisione attraverso la Rete, telegiornali ed approfondimenti politici compresi. Tutto ciò fa parte dell’evoluzione e ne trarremo senz’altro grandi benefici. Tuttavia, è necessario aprire un’attenta riflessione sui rischi per la privacy dei cittadini e su chi avrà le chiavi di accesso a queste informazioni.
Possiamo cercare di semplificare il problema suddividendolo in due macrocategorie. La prima riguarda la possibilità di ottenere dati riguardanti target sensibili, siano essi singoli individui o aziende. Immaginiamo quanto può essere allettante per un “concorrente” entrare in possesso di dati riguardanti email, abitudini di navigazione o documenti che risiedono in un computer se questi appartengono a dirigenti di aziende, politici, avvocati, commercialisti o a chiunque possa fornire importanti informazioni riservate.
La seconda a che fare con il rischio che dati riguardanti un gran numero di cittadini possano essere “intercettati” da soggetti che vogliano mettere in piedi spregiudicate operazioni economiche o politiche. Pensiamo a cosa è possibile ottenere accedendo ad informazioni sulle abitudini d’acquisto piuttosto che sulle simpatie politiche di ampie fette della popolazione. Il rischio è, ad esempio, la creazione di una sorta di “Auditel” estremamente potente e preciso da cui possano essere estratte accurate indicazioni su chi accede ed a quali contenuti. In questo scenario, se preferiremo Santoro a Vespa, se dedicheremo più tempo ad una dichiarazione di Prodi che ad una di Berlusconi o se leggeremo più di frequente, attraverso Internet, l’Unità o Libero potrebbe non essere un fatto esclusivamente nostro.
Inoltre, in presenza di grandi monopoli in ambito TLC/Media dove potrebbero essere concentrate reti, servizi e contenuti sarebbe davvero semplice per il monopolista di turno disporre di queste informazioni. Sembra quindi che il previsto scorporo della rete fissa nell’operazione Telecom possa fornire garanzie dal punto di vista della sicurezza. In più, la “neutralità” dell’infrastruttura di rete e l’indipendenza di chi la controllerà rispetto alle media company, potrebbe favorire notevolmente la concorrenza, evitare i monopoli e consentire lo sviluppo di un’offerta di contenuti diversificata. Tuttavia, in assenza di regole precise e di adeguate soluzioni tecniche, chi controllerà la rete potrà, volendo, accedere alle delicate informazioni a cui abbiamo accennato. Lo Stato è senz’altro un acquirente ideale anche se è necessario valutare gli effetti, in termini di competitività, di questa soluzione. Se la rete andasse in mano a privati sarà necessaria maggiore vigilanza. In ogni caso, cerchiamo di prendere provvedimenti che tutelino la privacy dei cittadini ed al contempo conservino, anzi migliorino, la capacità di indagine per le forze dell’ordine. Apriamo quindi un dibattito equilibrato fra politici ed esperti del settore al fine di adottare opportuni provvedimenti giuridici e tecnici.
In ultimo, se è legittima la preoccupazione di un’ingerenza di mani straniere su una delle maggiori e più innovative aziende del paese, cerchiamo di comprendere quanto la nuova Telecom sarà capace di essere internazionale. Ovvero, se le società risultanti saranno in grado di competere con player multinazionali ed espandersi sui mercati globali. Perché se tale capacità dovesse mancare, potremmo restare soddisfatti proprietari ma di una cosa destinata a durare poco.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario