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Il ritorno al proporzionale

Operazione Casablanca

O si crea una legislatura costituente o si tiene l'attuale sistema diveidendo il premio tra il partito vincente e il Senato

di Davide Giacalone - 11 febbraio 2012

Fa piacere vedere che per molti le riforme elettorali e costituzionali sono a portata di mano, peccato che in tanti non sappiano dove mettere le mani. Leggo le anticipazioni su eventuali ritorni al proporzionale, variamente corretto, e ne traggo conferma che per molti politici è più importante sopravvivere che vivere. Continuare ad avere un seggio, piuttosto che sapere cosa farci. Lo scopo sembra essere quello di agguantare la permanenza senza correggere l’impotenza. Roba di quel tipo serve solo a perpetuare il commissariamento della politica, anche praticando quelle coalizioni fra opposti che, a parole, si pretende di negare. I sistemi elettorali non sono belli o brutti in sé. Funzionano se coerenti con il sistema istituzionale, o comunque falliscono.

Eleggendo i parlamenti si tende a rappresentare le opinioni degli elettori, una volta eletti si tende a reggere i governi e legiferare. Ci sono paesi con sistemi elettorali della famiglia proporzionale e con governi stabili (Germania), e altri con sistemi della famiglia maggioritaria e con governi eternamente traballanti (Italia). La “stabilità” si misura sui risultati, mica sulla durata. Il successo di Monti alla Casa Bianca (perché tale è stato) non è certo dovuto alle riforme fatte, perché c’è un limite al prendersi in giro, ma all’idea che il governo sia stato sottratto al ricatto delle coalizioni maggioritarie e rissose. Se la politica vuol tornare a governare deve porsi questo problema. Il resto è solo dipendenza da emolumenti e vitalizi. Due domande sono dirimenti. La prima: è possibile modificare, in questa legislatura, la Costituzione, introducendovi il necessario rafforzamento del governo (sfiducia costruttiva, calendario, cacciata dei ministri, ecc.)? No, la risposta è negativa. Manca sia la voglia che il tempo (convergono, per paura, solo sulla diminuzione dei parlamentari, ma gli uni dimenticano di averla già fatta e gli altri d’averla cancellata con un referendum). La seconda: posto che un governo istituzionalmente debole può divenire forte se dotato, dal sistema elettorale, di una maggioranza coesa e preponderante, è questa la direzione in cui ci si muove? No, semmai in quella opposta. Allora non si raccontino balle.

La bozza attorno alla quale si lavora prevede che la grande maggioranza dei seggi (464) sia assegnata, in modo proporzionale, a chi supera la soglia del 2%; una parte consistente (140) vada in premio a chi supera anche quella dell’8-10; una rappresentanza (14) a chi prende meno del 2%; mentre restano (12) i deputati degli italiani all’estero, fin qui regno del broglio e del ridicolo. Su questi binari, o roba simile, ha un senso viaggiare solo a condizione che: a. si chiarisca che lo scopo è evitare che ci sia una maggioranza, sicché nessuno vince, ma anche nessuno perde; b. si dichiari che il punto d’arrivo è la grande coalizione; c. si stabilisca che alla prossima legislatura toccherà cambiare sia il sistema elettorale che la Costituzione. Se i grossi partiti non hanno il coraggio di impegnarsi in tal senso è segno che sono già morti. Requiem aeterna dona eis. Il ritorno al proporzionale non sarà mai il ritorno alla prima Repubblica, perché, ammesso la nostalgia abbia un senso, occorrerebbe restaurare anche la guerra fredda.

Non so se ci avete fatto caso, ma crollò esattamente quando finì (a proposito, visto che celebrando ventennali si dicono minchionerie: quel sistema politico non fu affatto schiacciato sotto il peso del debito pubblico, per la semplice ragione che raddoppiò successivamente). Oltre a resuscitare quel mondo si dovrebbero resuscitare anche i partiti, il che comporta un’operazione da film spilberghiano. La cosa peggiore, però, è credere che il proporzionale liberi il governo dalle coalizioni disomogenee, perché questo significa essere più ottusi del lecito: è vero che non ci sarebbero più case delle libertà, ulivi e unioni, ma le coalizioni, con relativo condizionamento estremista, si formerebbero dopo il voto anziché prima. E sai che bel risultato!

L’alternativa? Riconoscere fin da subito la necessità di una legislatura costituente, stabilendo prima del voto che il capo del governo spetta a chi prende la maggioranza relativa, mentre la compagine comprenderà i due più grossi. Altrimenti si può puntare sull’operazione Casablanca: ci si tiene l’attuale sistema e si toglie il premio alle coalizioni, assegnandolo al partito che prende più voti, in modo omogeneo anche al Senato. Al tempo stesso si elegge una Costituente, su base proporzionale, senza barocchismi, dandole un anno per consegnare la nuova Carta.

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