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La surreale guerra contro il proprio governo

Oltre Mastella e oltre Di Pietro

Da troppo tempo le nostre vicende politiche sono scandite da contrasti con i giudici

di Elio Di Caprio - 25 ottobre 2007

Verrebbe da domandarsi a questo punto, una volta ricomposti apparentemente i contrasti tra ministri all"interno dello stesso governo, ma Mastella chi se lo prende nella prossima competizione elettorale, dopo che la sua dignità è stata ampiamente manomessa dai suoi stessi compagni di cordata? Se lo riprende il cento destra, a suo tempo tradito dall"uomo di Ceppaloni, o il centro sinistra che per fargli spazio ha dovuto vincere vecchi pregiudizi e riserve mentali? Oppure l"attuale Ministro della Giustizia correrà da solo sperando che la sorte gli dischiuda l"occasione di presentarsi ancora come nuovo ago della bilancia in un sistema che non ha alcuna capacità di rinnovarsi? Si potrà discutere all"infinito se non vada bene per l"Italia l"attuale bipolarismo che può e deve essere corretto o il bipolarismo in sé, ma certo la contesa personalistica tra due Ministri, Mastella e Di Pietro, giocata sullo sfondo dell"ennesima cabala politico-giudiziaria di cui siamo inermi spettatori, è un forte sintomo di decadenza istituzionale e politica che non può non rimandare ai problemi rimasti irrisolti nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.

Mai come in questa ultima stagione politica gli ex magistrati sono stati così sovra rappresentati nell"attuale Parlamento, a destra come a sinistra, ridicolizzando la supposta divisione dei poteri tra Esecutivo, Parlamento e Giustizia, i famosi “check and balance”. Con tanto parlare che si fa della necessaria (e ovvia) prevalenza di indirizzo che la politica con la p maiuscola dovrebbe avere sugli interessi particolari delle mille corporazioni ( e quella dei magistrati è anche una corporazione se non una casta) ci si sarebbe aspettato che almeno il Parlamento approvasse all"unanimità una legge che stabilisse un periodo di decantazione e sospensione prima che fosse consentito agli ex magistrati di candidarsi nelle competizioni elettorali. E invece nulla di tutto questo è avvenuto, anzi sono aumentate le reciproche invasioni di campo tra magistrati e politici come se lo stesso Parlamento accettasse di mettersi in gioco non come luogo di alta mediazione politica tra interessi settoriali, ma come una delle tante corporazioni con i suoi propri interessi da proteggere, di casta appunto, secondo la nota analisi dei giornalisti Rizzo e Stella. Ecco perciò che si accetta senza batter ciglio che Antonio Di Pietro, ex magistrato, entrato a far parte della nomenclatura di potere grazie al suo passato da “giustizialista” con un partito creato a sua immagine e somiglianza, possa ancora disquisire della “politica giudiziaria” che lui vorrebbe e gli viene impedita da destra come da sinistra. Secondo le ultime esternazioni “urbi et orbi” dell"ex PM il processo penale potrebbe essere tranquillamente dimezzato nella sua durata, e così anche il civile, basterebbe accogliere i suoi suggerimenti. Viene da domandarsi perchè tale felice risultato di interesse generale non sia stato ancora raggiunto e quali sono gli ostacoli che ha trovato e trova sulla sua strada un ex magistrato diventato deputato e più volte Ministro nel corso di tre legislature. Ha forse trovato resistenze nella corporazione di cui faceva prima parte e non è riuscito a superarle nonostante le sue nuove responsabilità politiche? O cosa altro? E tutti gli altri ex magistrati che siedono in Parlamento perchè non hanno proposto insieme una seria riforma che consenta al comune cittadino di avere giustizia in tempi non biblici invece di impiegare le proprie competenze nella difesa dei clan politici di appartenenza? Il paradosso vero è che i problemi reali della giustizia italiana non vengono risolti neppure quando i magistrati si vestono da legislatori. Certo ci sono anche altri problemi di più ampia portata, alcuni sconfinanti in terreni infidi, di cui i magistrati possono occuparsi. Come quelli segnalati dal fin qui sconosciuto giudice de Magistris che nella sua ipotesi accusatoria anti Prodi e anti Mastella ( ma non solo) rimanda ad un bubbone da estirpare che sarebbe ben più grave dell"ordinaria contesa tra poteri dello Stato. Secondo il magistrato di Catanzaro, che Mastella intenderebbe trasferire altrove, i poteri occulti e massonici prevarrebbero (o sarebbero sempre prevalsi?) su ogni altro potere formale, cointeressando insieme parlamentari di maggioranza e di opposizione, Ministri e magistrati. Può essere vero, ma non sarà certo la singola iniziativa di un magistrato di provincia a venire a capo si un problema così grave e magari ad innescare un nuovo corso. Nella bagarre che si è scatenata il Parlamento che ha accolto, secondo le denunce di Beppe Grillo, una buona quota di eletti condannati con sentenza passata in giudicato, non ha neppure la possibilità di difendere la credibilità della politica nei confronti dei nuovi sacerdoti della giustizia che, con un semplice avviso di garanzia, possono annullare la rispettabilità di qualunque parlamentare o Ministro.

E" dal 1993 che le nostre vicende pubbliche sono scandite dai contrasti politica-magistratura che non si sono fermati neppure al periodo del governo Berlusconi. Dopo 15 anni Di Pietro è sempre lì, Mastella non si dimette e siamo in attesa delle ennesime rivelazioni di Michele Santoro sull"inconfessabile marciume che sottosta alla società italiana. Ma poi chi ce ne tira fuori?

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