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Bipolarismo reale da superare con l’asse Dc-Pri

Oltre le contrapposizioni perniciose

De Gasperi e La Malfa: due esempi compianti della Prima Repubblica. Quella buona

di Enrico Cisnetto - 24 ottobre 2006

Caro Direttore, sabato scorso è stata una giornata piena di manifestazioni politiche importanti – da Vicenza alla “contro-Vicenza” (l’Udc a Baveno), da Frascati (Rutelli) a Napoli (Follini), senza dimenticarsi del congresso dei repubblicani della Sbarbati – e non avendo (ancora) il dono dell’ubiquità, sono stato costretto ad una difficile scelta. Alla fine ho optato per il duetto con Casini che l’amico Vietti mi ha gentilmente offerto, e devo dire che – specie con il senno di poi – non me ne pento, anzi. Perchè quella che si è svolta sulle rive del Lago Maggiore non è solo, e banalmente, una manifestazione “distinta e distante” dall’adunata in piazza della Cdl – testa contro pancia, proposta contro protesta – ma l’esplicito segnale che si vuole e si tenta di costruire una “casa comune” di chi si richiama ad Alcide De Gasperi e ad Ugo La Malfa. E già, perchè mentre agenzie e giornali hanno riferito delle distinzioni di Casini rispetto a Berlusconi, o discettato sulla possibile alleanza con Marini per dare al dopo-Prodi un’alternativa alle elezioni subito, a Baveno il leader dell’Udc ha lanciato una proposta molto importante che ai cronisti intenti a guardarsi la punta delle scarpe è sfuggita: costruire un’aggregazione – lui l’ha definita “moderata”, ma a me la parola non piace perchè temo sempre che l’aggettivazione (negativa) prevalga sul sostantivo (positivo) – di forze che hanno nel loro patrimonio storico e culturale due uomini decisivi per l’Italia come i compianti De Gasperi e La Malfa. Aggiungendo, sempre Casini, che la collaborazione tra Dc e Pri è stata una delle migliori cose realizzate dalla Prima Repubblica.
Su queste valutazioni sono talmente d’accordo, che non solo sposo con entusiasmo l’idea, ma mi permetto di definirne meglio la ragioni della sua attualità. Intanto c’è la grande questione irrisolta della borghesia italiana: i democristiani di ieri e di oggi amano parlare di ceto medio, ma sta di fatto che esiste nel nostro Paese un’area socio-economica – probabilmente maggioritaria – che è orfana, tanto sul piano culturale (tanto da aver perduto la cognizione di sé e de suoi valori) quanto su quello politico (vota con sempre minore convinzione e rifugge dall’impegno attivo). Il nostro amico De Rita potrebbe aiutarci a definirne meglio i contorni, ma non c’è dubbio che la vera scommessa politico-elettorale di oggi sia quella di dare coscienza e rappresentanza a questo magma sociale. Il che, calato nello scenario attuale, significa due cose decisive: superare le contrapposizioni del “bipolarismo reale”, con una legge elettorale che tagli le ali a sinistra come a destra; chiudere definitivamente la stagione berlusconiana, che in questi anni dell’eredità Dc-Pri (e Psi) ha preso il beneficio elettorale ma non l’onere della rappresentanza politico-culturale. Vogliamo provarci?

Pubblicato sull’Indipendente del 23 ottobre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario