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Public Policy

Il futuro dei Repubblicani e dei Laici

Oltre le beghe del Palazzo

La presenza di forze laiche è necessaria al progresso del Paese

di Luca Bagatin - 13 ottobre 2008

Sulla rediviva ma sempre verde (come l"Edera e la Speranza !) "La Voce Repubblicana", organo ufficiale del Partito Repubblicano Italiano, si è aperto da un paio di settimane un interessante dibattito sul ruolo dei Repubblicani e dei Laici nell"attuale panorama politico italiano. In particolare sul ruolo dei Repubblicani all"interno del Popolo delle Libertà. E così, il PRI, invitato al tavolo della costruzione del Partito Unico delle Libertà (quali ? quante ?), vive le sue perplessità e le sue differenti posizioni interne. Abbiamo lo storico leader del PRI (ma non più Segretario Nazionale da qualche anno), Giorgio La Malfa, il quale in Parlamento ha già aderito al gruppo del PdL e sarebbe ben felice di un possibile Partito Unico.

Dall"altra parte abbiamo lo zoccolo duro del PRI, Segretario Francesco Nucara in testa, che proprio di aderire ad un Partito Unico della Conservazione Popolar-Democrista in salsa Aennina non ci sta. Bene, dicevamo anche in un nostro precedente articolo apparso anche sulle colonne de "La Voce Repubblicana" stessa (lo scorso 4 ottobre, per l"esattezza), che questo Governo e questa maggioranza hanno fatto e stanno facendo qualche cosa di riformatore: dall"abolizione dell"Ici sulla prima casa alla Robin Tax; dalla detassazione degli straordinari alla lotta ai fannulloni passando per la ripulitura di Napoli sino alle aperture nei confronti delle coppie di fatto ed alla riforma della Giustizia in senso garantista e liberaldemocratico con la separazione delle carriere dei magistrati. Si osservi che queste riforme - peraltro popolarissime fra l"opinione pubblica - provengono per il 90% dall"area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica del carro berlusconiano.

Mentre le controriforme: nuovo proibizionismo sulle droghe, lotta alle puttane ed ai relativi clienti, secco no all"abolizione delle Province ed alle Comunità Montane, provengono tutte dalle file aennine, leghiste, stataliste del PdL. Ovvero da quelle file alle quali i Repubblicani, pur alleati di Berlusconi, si contrappongono da sempre. Così come si contrappongono alla conservazione del Pd e dell"IdV, forze senza alcun approdo riformatore e pragmatico (la "collaborazione veltroniana" non è altro che un modo per dire che sono alla frutta e senza idee concrete, come il governo Prodi ha peraltro ampiamente dimostrato !). E così, tornando al nocciolo del dibattito Laico-Repubblicano, ho letto con attenzione l"articolo dell"ottimo Renato Traquandi (cugino del valoroso partigiano antifascista del Partito d"Azione, Nello Traquandi) del 4 ottobre sulla "Voce". Di Renato (a cui mi unisce anche la comune adesione all"Associazione Mazziniana Italiana) solitamente condivido tutto, ma questa volta debbo dire di no.

Egli sostanzialmente ritiene che i Repubblicani rimarranno comunque tali anche se si scioglieranno del Partito Unico del PdL, che ne saranno i maestri fra i tanti allievi e che per mantenere vivo l"Ideale mazziniano dovrebbero costituire una Fondazione. Ora, di fondazioni repubblicane, liberaldemocratiche e laiche ne esistono già a bizeffe: dalla già citata Mazziniana, sino alla Fondazione Ugo La Malfa, alla Fondazione Spadolini - Nuova Antologia, passando per l"Associazione Società Aperta di Enrico Cisnetto ecc....

Fondazioni ed Associazioni importantissime sotto il profilo culturale e dell"approfondimento politico. Ma che debbono rimanere lontane dai partiti e dalla politica spicciola in quanto al di là e al di fuori, proprio per garantire elevazione culturale e morale di coloro i quali vogliono avvicinarsi all"ideale di emancipazione mazziniana. Ma senza entrare nelle "beghe del Palazzo". Il Partito Unico del PdL è stato già deciso a monte che: sarà il rappresentante del Partito Popolare Europeo in Italia (e quindi esclude a priori la tradizione laica e liberaldemocratica di cui i Repubblicani sono parte integrante e fondativa) e inoltre sarà un partito "ripartito" in base alle quote numeriche degli iscritti dei partiti che lo compongono. Ovvero, a livello nazionale e locale, esso sarà composto da: iscritti a Forza Italia per la percentuale più alta e, via via, da quelli di AN in percentuale più bassa e così, a scendere, per i partitini minori (socialisti, repubblicani, liberali, se questi intenderanno farne parte).

Ovvero, così come è avvenuto per il PD, sarà un partito antidemocratico a ripartizione percentuale in base alla superiorità dei "pesci grossi". La qual cosa, peraltro, fa il paio con la possibile nuova legge elettorale per le elezioni europee, la quale ha come obiettivo proprio quello di falcidiare i laici. E così, il Calderoli di turno (di cui ci permettiamo di dubitare in merito alla sua conoscenza della Storia d"Italia), vuole sbarrarci la strada proponendo il suo sbarramento al 5% (oggi che la Lega è uscita dal suo 3,5% però !!! Ma non è detto che non vi ritorni.....nel momento in cui gli elettori apriranno gli occhi e si rendano conto di quanto statalista sia quel partito pseudo-celtico)!

L"ottimo Guglielmo Castagnetti, già Deputato e fuoriuscito da Forza Italia per aderire recentemente con convinzione e passione al Partito Repubblicano Italiano, dichiara su "La Voce Repubblicana" del 7 ottobre scorso: "La presenza dei laici è necessaria al progresso del Paese" e prosegue sostenendo che è necessario contrastare il disegno dei "partiti egemoni" di voler cancellare i laici dal panorama politico italiano. Personalmente, pur non volendomi oggi occupare più di tanto di politica attiva (preferendo dedicarmi alla scrittura ed alla redazione di articoli), ho aderito da qualche tempo al PRI proprio in quanto storico partito laico portatore di libertà, di europeismo, di modernità ed emancipazione individuale. Collocato, al momento, nello schieramento politico "meno peggio", per così dire. In questo governo ed in questa maggioranza ci sono significative presenze laiche, liberalsocialiste e liberaldemocratiche.

Si consideri inoltre che Berlusconi non è eterno. Da una parte vogliono costruire il Partito Popolare Italiano, alleato alla Lega Nord e in casa laica che si fa? Perché non pensare di costruire la vera opposizione liberaldemocratica alla conservazione dei Calderoli, delle Carfagna, degli Alemanno ? Dalla nostra abbiamo Brunetta, Sacconi, Nucara, Frattini, Dario Rivolta, Antonio Martino. Mica bruscolini, insomma!

Se un giorno si arriverà alla spaccatura dell"attuale maggioranza, che essa sia costruttiva e produttiva per il Paese: ovvero si costituiscano due filoni, uno Liberale e l"altro Conservatore. Due filoni che possono essere anche alleati nei momenti di crisi (come quello che stiamo vivendo oggi), ma contrapposti su specifici temi di democrazia e libertà come la ricerca scientifica, i diritti individuali e le scelte economiche.

Chi mi sta leggendo forse si chiederà dove e come colloco l"attuale "opposizione" veltroniana e dipietrina. Ebbene, non la colloco. Augurandomi semplicemente che rimanga opposizione a vita o quantomeno per i prossimi 20-30 anni, così come meriterebbero da sempre gli ultra-conservatori e gli sconfitti dalla Storia in tutto il mondo civile.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario