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La manifestazione di Società Aperta

Oltre il bipolarismo

Né con Prodi, né con Berlusconi: la Grosse Koalition, una proposta per superare la crisi

di Antonio Picasso - 28 ottobre 2005

Superare le barriere che ci impediscono di rinascere. Ecco il messaggio lanciato all’ultima manifestazione di Società Aperta, che si è tenuta a Roma il 27 ottobre. “Né con Prodi, né con Berlusconi” è stato il titolo dell’incontro presieduto da Enrico Cisnetto, al quale hanno partecipato il politologo Luciano Cafagna, il leader socialista Gianni De Michelis e il parlamentare Udc, Bruno Tabacci.

“I riformisti farebbero bene a ragionare sul caso tedesco”. Ha detto Cisnetto, aprendo l’incontro e introducendo gli ospiti. “Il pareggio elettorale in Germania e i no francese e olandese ai referendum sul trattato costituzionale europeo sono sintomi di un grande problema europeo. Cerchiamo di competere con il nuovo asse mondiale Usa-Asia, ma con strumenti vecchi e inadeguati”.

Dalla premessa continentale, Cisnetto è passato a parlare della situazione nazionale, ribadendo l’urgenza di superare la crisi economico-politica del Paese. La cura è possibile solo individuando un nuovo modello di sviluppo e di capitalismo e trasformando il sistema di welfare. Scelte epocali, insomma, quelle proposte da Società Aperta. “E so bene – ha proseguito il presidente – che queste comporterebbero un sacrificio per tutti. Non farle, però, sarebbe esiziale”.

Gianni De Michelis si è focalizzato sull’atteggiamento di “mistificazione generale” che imperversa nel ring politico nostrano. “Nessuno parla chiaramente dei reali problemi del Paese”. Ha detto il leader socialista. “Confusione, scontri senza regole, tignosi arroccamenti su posizioni politiche proprie di un’altra epoca”. Ha proseguito. “Siamo nel 21° secolo, e classificazioni quali destra e sinistra dovrebbero passare all’analisi degli storici. Ormai il nuovo assetto internazionale globale ci costringe a parlare di innovazione in contrasto con la conservazione. Di razionalità in antitesi all’utopismo. E penso, allora, all’atteggiamento dichiaratamente utopistico dell’Islam, contrario a chi desidera cogliere le opportunità migliori della globalizzazione e della New Economy”. De Michelis, poi, si è concentrato sulle tanto delicate situazioni in Europa e in Italia. “Eppure, bisogna stare attenti a recuperare pedissequamente l’esempio tedesco”. Ha detto, rispondendo così alle parole di Cisnetto. “Perché anche Angela Merkel è stata costretta a riaggiustare il tiro, ancora durante la campagna elettorale. Era sicura, infatti, di poter imitare Margaret Thatcher, con la flat tax, ma si è resa conto che questo l’avrebbe compromessa. Perché anche gli europei thatcherismo e gauche plurielle hanno perso il loro corso legale”. Il ragionamento internazionale è servito, comunque, a De Michelis per appoggiare l’idea di una Grosse Koalition in Italia. “Perché l’Europa, fin dalla fondazione della Cee, si è mossa sempre a colpi di grandi coalizioni. Attenzione, però – ha concluso – perché una versione bassa e all’italiana di un governo di unità nazionale potrebbe voler rivelarsi un brutto inciucio. L’Italia, invece, bisogna che importi la versione alta e tedesca di questo esecutivo di urgenza”.

Anche Bruno Tabacci ha riconosciuto la necessità che le forze riformiste di destra e di sinistra si “mettano d’impegno per risollevare insieme le sorti del Paese”. Il deputato Udc ha guardato all’immediato passato, a Tangentopoli e alla conseguente scomparsa dei partiti. “E non è vero che la Seconda Repubblica sia migliore e politicamente più stabile della Prima. Anzi. Tra il 1945 e il 1953, ci furono sette governi De Gasperi. Tanti. Ma con quali risultati! E inoltre, in tutto l’arco della Prima Repubblica solo tredici furono i deputati che attraversarono l’emiciclo per cambiare bandiera e non rispettare il mandato degli elettori. Dal 1994 a oggi, invece, ci sono state centinaia di casi di cambio di schieramento”. Tabacci, da questo, ha tratto la conclusione del “generale decadimento della professione politica”. Per spingersi, poi, non tanto e solo sull’idea della Grosse Koalition, quanto sull’adozione di un sistema elettorale “davvero alla tedesca. Perché la riforma elettorale in corso in Italia è stentorea e non sufficiente, per superare il declino politico italiano”.

Luciano Cafagna, a sua volta, ha voluto sottolineare la differenza tra la Germania e l’Italia. Due nazioni dalle esperienze storiche molto diverse. “I tedeschi hanno dovuto affrontare la caduta del muro”, ha detto Cafagna, assegnando al suo intervento un taglio storiografico. “E questo non ha significato soltanto accollarsi sulle spalle i problemi dei tedeschi orientali, ma di tutto l’Est europeo. Un impegno molto maggiore di quello di una riforma interna al Paese che servirebbe, invece, all’Italia”. Cafagna, inoltre, ha riconosciuto l’impegno, “o per lo meno la buona volontà di Berlusconi a governare il Paese. “Peccato che non sia un politico, però”. Ha aggiunto. “Ma io sono convinto, e il mio è uno sguardo da storico verso il lungo periodo, che le cose che Berlusconi ha fatto saranno ricordate. Penso allo sdoganamento delle destra. Un’operazione importante, che ha permesso ad alcuni esponenti di destra di diventare ministri. E, in questa veste, di dimostrarsi professionali, determinati e capaci di aprirsi. Questa è una cosa che resterà sicuramente”. Un’apertura e una lancia spezzata in favore del governo, quindi, l’intervento di Cafagna.

In realtà, Società Aperta professa da sempre l’urgenza dell’apertura e del dialogo tra le parti. Come ha sottolineato, nel suo intervento a fine dibattito, il vicepresidente del movimento, Cesare Greco. “Superare i vincoli di coalizione, che fanno da impedimento al dialogo”. Queste le sue parole. “Per creare, insieme delle linee politiche omogenee e al Paese la possibilità di rinascere”.

Gianfranco Polillo, membro del Direttivo di Società Aperta, nel suo intervento ha paragonato la nostra struttura economico-politica ormai superata, con quella di Paesi, anch’essi vittime della globalizzazione. “Francia, Germania e Giappone, però – ha detto il capo di gabinetto del ministro Caldoro – hanno saputo superare le proprie difficoltà. Hanno rimodernato il proprio apparato industriale e, di conseguenza, quello politico. Io penso che sia necessario, come ho detto più volte, seguire l’esempio dei nostri vicini europei. Altrimenti, già siamo superati, rischiamo di essere lasciati davvero tanto indietro”.

Le ultime battute della manifestazione sono spettate a Cisnetto, il quale ha chiuso ribadendo la necessità di partorire una nuova classe dirigente all’altezza della sfida. “Ma, soprattutto, occorre un alto tasso di consenso, senza il quale le spinte conservatrici e corporative finiscono col prevalere. Di conseguenza – ha proseguito l’editorialista – occorre dotarsi di meccanismi di voto che premino più la convergenza che la concorrenza elettorale. E di sistemi politici che realizzino il più alto tasso di omogeneità possibile”. Cisnetto è tornato a far riferimento, quindi, alla necessità di un terzo polo. Un nuovo soggetto politico, che, stando ai sondaggi, potrebbe trovare l’appoggio di buon 10% dell’elettorato, stanco, quest’ultimo, dell’inconsistenza della attività politica attuale.
“In questo quadro, la Grosse Koalition pone esplicitamente il tema della fine del bipolarismo. Un’eventualità – ha concluso – che si può porre in agenda già alle prossime elezioni del 2006. Al fallimento bipolare, allora, e alla successiva fine della Seconda Repubblica, dovranno seguire scelte difficili, ma da tutti condivisibili”. Dovrà seguire, ha concluso senza mezzi termini Cisnetto, una Grosse Koalition. “E se questo è necessario in Germania, dove la cultura politica ha impedito a Schroeder di allearsi con Lafontaine e alla Merkel di farlo con i liberali, perché entrambi sanno che non basta vincere per governare, figuriamoci quanto sia indispensabile in Italia, dove il nostro bipolarismo bastardo raccatta tutti, dai comunisti ai fascisti, creando coalizioni eterogenee e in perenne contrasto, incapaci di esprimere, quindi, la minima governabilità”.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario