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Berlusconi-Prodi: dibattito imbrigliato

Ognuno ha parlato ai suoi

Sensazioni dopo lo scontro che ha appassionato il Paese più di una partita

di Davide Giacalone - 15 marzo 2006

Chi parla di vittorie e di sconfitte, deve avere assistito ad un dibattito diverso da quello che ho visto io. Che i giornalisti e la stampa abbiano delle idee da esprimere è un bene, che si schierino non è di per sé un male, che s’iscrivano alla tifoseria è stupido.
Berlusconi e Prodi hanno animato un dibattito civile, forse troppo imbrigliato, all’inizio assai teso, senza mai incrociare veramente le spade. Ciascuno ha detto il suo e, con ogni probabilità, compiaciuto i suoi. Fine. Due sono le cose che mi hanno colpito, e non positivamente.
La prima è che ambedue sono sfuggiti e scivolati sull’unica domanda relativa alla politica estera. Riguardava l’Iran, e certo non consentiva, per senso di responsabilità, risposte del tipo: “favoriremo l’attacco chirurgico contro i reattori”, oppure “non useremo mai la forza”. Ma una qualche capacità di analisi e comunicazione in più non avrebbe guastato.
Rispondere, come ha fatto Berlusconi, che non crede gli iraniani si spingeranno oltre il limite della prudenza (e dov’è? hanno già chiesto la distruzione d’Israele), o, come ha fatto Prodi, che l’Italia non si muoverà mai senza l’Onu (dimenticando che fu mandato via da Palazzo Chigi proprio per andare, con la Nato, a far la guerra in Serbia), rispondere così mostra una debolezza enorme.
Nessuno dei due, complici i due giornalisti intervistanti, ha detto alcunché di interessante sull’Unione Europea. Hanno discusso di euro, in modo superficiale, dimenticando che farsi capire dalle massaie non significa parlare come dei decelebrati, ma si è persa la realtà politica che dietro la moneta dovrebbe esserci.
La seconda cosa che mi ha colpito è relativa al messaggio politico complessivo, di fatto assente. Renato Mannheimer, nella quotidiana rubrica che tiene per Rtl 102.5, ha ieri illustrato un quadretto assai significativo: quando chiedi agli italiani se sono ottimisti per il futuro, ti senti rispondere in modo convintamene positivo, ma quando chiedi se sono ottimisti per il Paese, ti senti rispondere in modo negativo, il che, osserva il sondaggista, è privo di senso e di coerenza. La verità è che l’ottimismo personale deriva dal fatto che continuiamo a vivere bene e non ci sono drammi che turbano l’orizzonte, mentre il pessimismo collettivo deriva dal fatto che l’orizzonte è sparito, nessuno aiuta a guardare oltre, ad interpretare quel che si vede. In altre parole manca una politica che sappia parlare di futuro, e non nel modo banale, infantile, del tipo: riportiamo concordia, fiducia, dignità ed altre balle simili. Non si può certo dire che il confronto fra Berlusconi e Prodi sia, in tale senso, servito a molto.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario