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La questione settentrionale non esiste

Occupiamoci del centro Italia

Nelle regioni rosse il potere politico blocca la svolta verso la Terza Repubblica

di Antonio Gesualdi - 31 maggio 2007

Finiamola con le questioni vecchie. In italiano ci sono molti modi di intendere la parola "questione". Quella che a noi interessa è l"accezione politica e sociale. Il De Mauro dice che si intende questione qualcosa come "problema d’interesse storico, sociale, politico o culturale che è o è stato dibattuto e per cui si sono date o si danno varie proposte di soluzione."

Ora è indubbio che la questione meridionale è stata dibattuta a lungo con varie prospettive e soluzioni senza mai venirne a capo. Nel nostro Paese, indubbiamente, è una "questione" ovvero un problema da risolvere. Oggi, alcuni consapevolmente, altri inconsapevolmente vorrebbero far crescere la "questione settentrionale"; ovvero la percezione che il "nord d"Italia" è un problema. Un problema che ha bisogno di essere dibattuto e per il quale dovremmo arrovellarci per trovare delle soluzioni. Ora in quale Paese normale l"area più progredita culturalmente, economicamente e socialmente deve essere percepita come un problema politico? Che tipo di inversione è in atto se si continua ad insistere sulla "questione settentrionale"? Io credo che in primis la Lega Nord dovrebbe rimettere ordine a questa stortura. E" la pressione politica e mediatica che viene dal centro del Paese - per parlare il linguaggio più semplice: la pressione che viene da Roma - che impone questa visione distorta e che va corretta. Il Nord non è un problema di questo Paese: il nord non vive di criminalità, di immondezzai, di disoccupazione giovanile, di assistenza pubblica. Il Nord ha regioni come il Veneto che competono con la Baviera, con il Baden-Wurttemberg, con Rhone-Alpes e di che cosa, dunque, dovrebbe essere un problema?

Piuttosto perchè non si parla mai, in questo Paese, della "questione centrale"; ovvero di come sono messi i nostri concittadini del Centro Italia. Un"area che da 40 anni è governata sempre dagli stessi partiti di sinistra e dalla stessa nomenklatura. Senza mai nessuna reale alternanza di potere. Un"economia gestita dalle grandi cooperative che poggiano su un sistema di mercato che fa venire il voltastomaco ad un liberale classico e pure ad un keynesiano. Una struttura sociale autoritaria come quella che gli italiani imparano a conoscere attraverso i fatti di cronaca nera: clan di famiglie con devianze pesanti che arrivano a coprire i presunti assassini con tutti i mezzi. Un impianto antropologico - e quindi politico - che non ha eguali in tutta Europa (tranne la Finlandia) e che costringe tutti gli altri italiani a posizioni radicali pur di difendere la propria concezione liberale e di una società aperta. Quello dell"Italia centrale è un blocco politico-culturale che nonostante abbia dato moltissimo alla storia nazionale (Michelangelo, Leonardo, Machiavelli...) ha anche preteso molto e tolto molto alla crescita politica dell"intero Paese.

Non vedo, quindi, nessuna vera ed autentica "questione settentrionale" nel nostro Paese. E se proprio si vuole tenere una questione che riguarda il Nord è da dire che è la parte migliore dell"Italia e quella che andrebbe imitata. Se, invece, c"è una questione da risolvere che non solo non è stata ancora risolta, ma mai affrontata è quella "centrale" che riguarda i nostri concittadini che hanno alimentato negli anni venti il fascismo e dal secondo dopoguerra hanno costantemente, senza dubbi, senza mai nessuna perplessità, sempre con convinzione ideologica e mai pragmatica, alimentato il comunismo. E sia il fascismo che il comunismo hanno fallito scientificamente e storicamente. Dunque se non è questa una vera questione politica che cos"è, allora, una vera questione?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario