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Iniziata la campagna elettorale per le europee

O con l'Europa o contro l'Europa

Da Bruxelles nessuna risposta alla crisi. E così un asse trasversale e populista di forze antieuropeiste sta dilagando nel continente

di Enrico Cisnetto - 16 dicembre 2013

“Necessaria, ma non sufficiente. E sicuramente non è la panacea di tutti i mali dell’euro”. Mario Draghi ha così descritto la nascitura unione bancaria nella relazione di fine anno della Bce davanti al Parlamento europeo. Ci si rivedrà nel 2014, quando ci saranno le elezioni europee, che lo stesso Draghi si augura siano “l’occasione per un rafforzamento dell’architettura della zona euro”. Perché è verissimo che l’unione bancaria – crea un fondo unico di garanzia che in futuro escluderà l’utilizzo di soldi pubblici per il salvataggio delle banche – sarebbe la prima vera grande riforma da quando è nato l’euro. Ma è altrettanto vero che si tratta solo di una misura tecnica, parziale e insufficiente ad arginare l’ondata crescente, arrembante e trasversale di populismi che stanno attraversando il Vecchio Continente e sempre più cavalcheranno la crisi con un aspro j’accuse all’Europa.

Infatti, in Italia la già inaugurata campagna elettorale per le europee di maggio (sempre che non ci siano le politiche anticipate) vede e vedrà l’inedito ma non sorprendente asse Grillo-Berlusconi-Lega chiedere quotidianamente un referendum (costituzionalmente impossibile) per uscire dall’euro. Un anomalo asse di nostalgici delle svalutazioni competitive della “liretta” dimentico che il nostro export cresce più di tutti nel continente e che con una moneta più debole aumenterebbe la già salatissima bolletta energetica, voce di spesa che fra l’altro porta in rosso la nostra bilancia commerciale. Ma l’ondata di partiti anti-euro non sarà un esclusiva made in Italy. A combattere contro l’Europa ci saranno i neonazisti di Alba Dorata in Grecia, il Fronte Nazionale in Francia, che può diventare il secondo partito, “l’Alternativa per la Germania”, che alle ultime elezioni tedesche per un soffio non è entrata nel Bundestag. Senza contare che nel Regno Unito il governo sta valutando un referendum per l’uscita dall’Ue.

Insomma, la crisi generata dagli eccessi della finanza americana si è trasformata in un’apocalisse per i paesi dell’eurozona, con disoccupazione alle stelle, recessione diffusa e sfiducia nel futuro, perché le istituzioni europee hanno risposto male e tardi alla crisi, sia per mancanza di volontà politica che per scarso potere istituzionale. Per fortuna, a fare da supplente è arrivato Draghi, che dopo aver annunciato che avrebbe fatto “qualunque cosa per salvare l’euro” ha utilizzato tutti gli strumenti a disposizione (tassi ridotti quasi a zero, il “bazooka” dell’Omt, l’unione bancaria in rampa di lancio) e che però ora si ritrova solo di fronte all’immobilismo dei governi e alle resistenze dei tedeschi. E se la crisi non si ferma, neppure la Bce versione Draghi basterà.

Quando nacque l’euro, qualcuno (io tra questi) fu definito (a torto) eurodisfattista perché dubitava che una moneta comune potesse reggersi senza le fondamenta di un’integrazione politico-istituzionale. Oggi è evidente a tutti che il metodo intergovernativo è stato fallimentare. E siamo arrivati al bivio: o con l’Europa o con i populisti. Non c’è via di mezzo: per fronteggiare la carica degli antieuro servono istituzioni rappresentative dei cittadini europei che sostituiscano i tecnocrati di Bruxelles, e una politica non imbevuta dell’ideologia del rigore a tutti i costi. Solo che i populisti avanzano tutta Europa. Qualche europeista che si muova davvero per fermarli lo conoscete? (twitter @ecisnetto)

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