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Dalla piazza al Governo

Non s'ha da fare

Che ci vanno a fare, in piazza? A dire che la giustizia sta distruggendo la politica? E chi ci mettono, a sventolare le bandiere, Ignazio La Russa? Hanno fallito.

di Davide Giacalone - 04 marzo 2013

Il centro destra si risparmi la manifestazione programmata per il prossimo 23 marzo, che si vorrebbe intitolare alla giustizia e che sarà vissuta come contro la giustizia. E visto che hanno capito l’idiozia dell’iniziativa, non si limitino a camuffarne il tema. La cancellino. Potrà farsi più in là, prima si cerchi di dare un governo all’Italia, il che mal si concilia con il clima della piazza. Immaginarla sulla giustizia è un errore, e su quel terreno già bastano e avanzano gli errori della sinistra. Che ancora crede di potere nuocere a Silvio Berlusconi usando le toghe, ma non solo ne ha persa la guida, non solo è in loro balia, ma l’effetto è tenue su chi s’è mitridatizzato, mentre distruggerà il Pd con l’avanzare dell’inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.

Supporre che sia un reato promettere la restituzione dell’Imu, o che si possa processare qualcuno per acquisto di voti parlamentari, è, al tempo stesso, ridicolo in sé e intimidatorio della democrazia. In un sistema funzionante porterebbe ad una sola conclusione: l’allontanamento di chi conduce quelle inchieste da un mestiere che non sa fare e non deve fare. Questi sono gli effetti di una lunga e dissanguante guerra civile, dissennatamente condotta usando le procure come arma. Ma a questa guerra civile il centro destra non ha saputo opporre una seria politica della giustizia. Ed è una colpa. Basta con il ghedinismo. Non discuto il valore di questo o quell’avvocato, ma basta con l’idea che si possa rimediare a un processo cambiando la legge. E’ già disdicevole che capiti una volta, ma se capita ripetutamente è inammissibile. Il centro destra ha animato una lunga guerra di trincea, al termine della quale non è riuscito ad ottenere nulla. In politica la sconfitta è una colpa, specie quando si mietono voti. E’ repellente il moralismo senza etica di chi, essendo corresponsabile della distruzione della giustizia, non ha saputo fare altro che gridare, in un latinorum per deficienti, contro le leggi “ad personam”. Ma è deprimente anche constatare che dall’altra parte non si sia riusciti a fare cose che risultassero di effettiva e generale utilità. Hanno strafallito. Cosa che possiamo ben dire noi, dato che abbiamo passato anni a dar voce (flebile assai) ad un garantismo che è amore per il diritto e per i diritti. Ma ci siamo anche stufati di essere associati a politiche miopi, grette, inutili e fallimentari. Basta.

Avete visto cosa è successo a Milano, dopo la sentenza di secondo grado per le atroci morti alla Thyssen? Il modo in cui i mezzi di comunicazioni ne hanno riferito è terrificante. L’appello si è concluso con una durissima condanna dei dirigenti di quell’azienda, come mai se ne erano viste e come mai è successo in altri paesi europei, eppure l’avere escluso il dolo eventuale ha dato luogo a reazioni isteriche. Passi per i familiari delle vittime (anche per loro, però, dovrebbe essere reato l’insulto al tribunale), ma gli altri sono l’incarnazione di quanto gli ultimi venti anni abbiano cancellato la civiltà del diritto.

L’assalto delle procure alla politica va fermato. No, non per salvare Berlusconi, ma per salvare la sinistra che non voglia essere al guinzaglio dei manettari. La sinistra perde in due modi. Il primo consiste nel credere che si possa prevalere senza cambiare politica, consegnandosi ai trogloditi che suppongono si possa cancellare l’avversario senza batterlo. Il secondo consiste nell’armare la trappola nella quale cadono e cadranno. Per quanto presto si torni a votare (ipotesi suicida), non si potrà continuare a far melina nell’inchiesta su intrallazzi e ruberie senesi. Che li travolgerà. Solo che, se si continua a fare i giustizialisti nel mentre si finisce imputati, da una parte e dall’altra, si lavora solo per il grillismo. Il cui eloqui volgare è specchio di volgare pensiero.

Dell’azione del centro destra, in tema di giustizia, salvo la legge Pecorella, che escludeva l’appello per i cittadini assolti in primo grado. Giustissimo. Fu cancellata dalla Corte costituzionale, oramai ridotta a tribunalino politico (relatore, in quel caso, Giovanni Maria Flick, quello che fece il presidente solo a Natale e che poi s’è buttato nella carriera politica). Che ci vanno a fare, in piazza? A dire che la giustizia sta distruggendo la politica? E chi ci mettono, a sventolare le bandiere, Ignazio La Russa? Hanno fallito. Non creino altri guai. La giustizia italiana va rifondata nel profondo, non essendo tale più neanche di nome. Ma loro non hanno la minima credibilità necessaria. Ce l’ha la gente seria, chi non ha mai cambiato posizione, chi ha sempre e preventivamente avvertito degli errori. E siamo noi, non quattro qualunquisti fascistoidi, ad avere il diritto di dire: piantatela, è ora di cambiare classe dirigente. E sbrigatevi, altrimenti non basterà neanche quello.

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