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Authority: in materia c’è ancora tanto da fare

Non servono ircocervi, ma proposte

Un sistema di vigilanza snello ed efficiente è frutto di riforme serie

di Enrico Cisnetto - 03 marzo 2008

Non c’è niente da fare: la riforma delle Authority è irrimediabilmente orfana. Nella legislatura ormai finita il tentativo di partorire un disegno di legge organico che affrontasse quello che è un problema fondamentale per i mercati e per la concorrenza italiana, ovvero le troppe vigilanze sul risparmio e sui mercati – con conseguenti sovrapposizione di competenze e moltiplicazione delle procedure di autorizzazione per le operazioni finanziarie – si è irrimediabilmente arenato al Senato, a causa dell’inadeguatezza della proposta e dell’incapacità dei partiti di trovare un accordo condiviso. Alla fine, le uniche due applicazioni delle norme pensate per essere ospitate nel disegno di legge sono state la fusione dell’Ufficio Italiano Cambi nella Banca d’Italia, e la proroga della durata in carica dei vertici della Consob e del Garante della privacy, portata a sette anni. Mentre è fallito il tentativo di accelerare la confluenza delle competenze dell’organo di controllo delle assicurazioni in quelle di Bankitalia anche per il problema del conflitto di interessi che ciò avrebbe potuto causare, essendo l’istituto guidato da Draghi azionista delle Generali, che da esso sarebbe anche vigilata.

Nel frattempo, però, la politica ha pensato bene di rinnovare per cinque anni il mandato del presidente dell’Isvap, dando così la sensazione che a questo punto l’accorpamento è rinviato chissà a quando. In più, su una questione così delicata nei programmi elettorali dei due partiti maggiori o è dedicato uno spazio assai limitato – come nel caso del Pd, che generalmente auspica Authority più forti – oppure nemmeno una citazione, come in quello del Pdl. Eppure, in materia, c’è davvero tanto da fare: la proliferazione delle autorità di controllo, pur rispondendo ad una “moda” in auge un po’ in tutta Europa, ci ha portati a una situazione di blocco e sovrapposizione di competenze che va sanata; nel frattempo, la crisi generata dai mutui subprime ci ha fatto comprendere l’urgenza di un rafforzamento degli organi di controllo di livello sovranazionale.

Allora, è assolutamente necessario riportare nell’agenda politica proposte di riforma serie, che contribuiscano a rendere più efficace e snello il sistema della vigilanza, senza per questo creare ircocervi. Meglio, quindi, mantenere separate le tre macrocompetenze – stabilità, correttezza dei mercati, concorrenza –investendo delle funzioni rispettivamente la Banca d’Italia, la Consob e l’Antitrust. Di conseguenza, si sopprima l’Isvap e la Commissioni sui fondi previdenziali (Covip), trasferendone le attribuzioni alla Banca d’Italia (per la tutela della stabilità) e alla Consob (per la trasparenza e la correttezza negoziale).

Poi, si definisca meglio il rapporto tra Authority, governo e parlamento, cercando di ripulire dalle tentazioni di lottizzazione e di favorire, regolandolo, il mercato, non di ostacolarlo. Ma questo non basta: ci vuole anche un organismo europeo con poteri in materia normativa e la potestà di intervenire nelle situazioni a carattere transfrontaliero.

Prevedendo un sistema a due livelli, nazionale ed europeo, che seppure pure in forma diversa, riproduca la relazione esistente tra Bce e Banche centrali nazionali per la politica monetaria. Sperare che la prossima legislatura si faccia carico di questa irrinunciabile necessità non costa nulla. Ma crederci...

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