ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Non sarà l’inizio della fine?

Serve una scossa riformista

Non sarà l’inizio della fine?

Tramontato il referendum, avanzano i sintomi di un logoramento della legislatura

di Davide Giacalone - 11 giugno 2009

La cosa peggiore sarebbe far cominciare, dopo appena un anno, la fine della legislatura. Lenta e sfibrante. Alcuni sintomi ci sono e, facendo gli scongiuri, li segnalo. Intanto il referendum tramonta, abbandonato anche da Berlusconi, che sembrò interessato allo spariglio, ma ora cerca più riparo che nuove sfide. Tramonta assieme alla riforma del sistema elettorale. A sinistra hanno perso ma non abbastanza da far i conti con la realtà. Sono quasi tutti professionisti della politica e tireranno a campare per altri quattro anni, nel frattempo sperando che, dal grande ventre che fu democristiano, possa nascere qualche altro federatore dei diversi e degli opposti, talché la rimonta cominci con le regionali dell’anno prossimo. Giocheranno di sponda, puntando sul logoramento del governo.

La maggioranza, del resto, si conserva elettoralmente tale. Ma al successo della Lega si dovranno dare i dovuti onori, il che farà venire il mal di pancia al corpaccione del partito unico ed il dolor di testa a chi sgomita per la visibilità politica. Più spazio alla Lega significa meno spazio per la convivenza fra i reduci di An e di Forza Italia, e, si sa, nella calca la rissa è più facile. Più cedimenti alla Lega portano meno peso politico a chi vuole costruirsi un futuro svincolato dal passato, Fini in testa. In tutto questo non c’è nulla di nuovo, va avanti così da anni, con Berlusconi che fa da collante e mediatore. E qui il discorso si fa delicato.

Non siamo nati ieri. Se circolano, a mazzi, foto scattate in un luogo attorno al quale ci sono due reti di protezione, una privata e l’altra statale, non mi concentro sul loro contenuto, ma sulla loro esistenza. Se osservo il contesto nel quale sono state gettate, non indulgo a parlar di costumi, ma osservo che il terreno era stato fertilizzato. E gli effetti si sono visti. E’ finita? Non lo so, ma qualcuno sta giocando sporco. E non è la sinistra, che, al più, s’è messa al vento. Qui è al lavoro un pezzo d’Italia, che non ha nessuna intenzione d’essere governato, e punta a congiungersi con i dolori autunnali, che la crisi e l’attendismo portano con sé. Se non vogliamo subire quattro anni di calvario, chiediamo che la reazione non sia difensiva, con riformicchie a mo’ di sacchi di sabbia, ma una riscossa liberalizzatrice e riformista.

Pubblicato su Libero di giovedì 11 giugno

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario