ultimora
Public Policy

Napoli: un copione assai diverso

Non sarà come tangentopoli

Finché la politica sarà indifferente all’etica pubblica, non ci saranno esiti virtuosi

di Davide Giacalone - 19 dicembre 2008

Osservate il comportamento del Quirinale e capirete che non c’è una seconda Tangentopoli, che il copione è assai diverso. Allora la procura di Milano dialogava con Scalfaro, anticipandogli il senso politico delle inchieste. Il peggiore presidente della storia repubblicana li copriva, e ne ricevette copertura quando la procura di Roma sollevò il caso dei soldi dei servizi segreti, intascati dai ministri dell’Interno. Scalfaro compreso. Ricordare? “Non ci sto”. Allora nessuno poteva parlare non dico di riforme, ma neanche d’ipotesi, che subito veniva impalato quale attentatore all’autonomia di indagatori ed ammanettatori. Oggi funziona all’opposto e l’invito alle riforme, profonde e definitive, arriva proprio da Napolitano. Il supporto teorico è fornito da Violante, che allora trasferiva alle procure i processi che istruiva in Parlamento. E non basta, perché visto che la Lega storce la bocca è il Quirinale stesso ad assicurare che il federalismo fiscale si deve fare, subito, e che sarebbe un bene per l’unità nazionale.

Opposto è anche il quadro politico. I partiti che allora furono distrutti dalle inquisizioni avevano appena vinto le elezioni, raccogliendo ben più della metà dei voti. Oggi le inchieste squagliano il partito che le ha perse, mentre i vincitori, come in Abruzzo, raccolgono sì e no un quarto dei voti. Allora soffiavano, sul fuoco dei roghi, gli interessi economici che si apprestavano a pascersi delle maleprivatizazioni. Oggi quel che ancora non ci siamo venduti dobbiamo patire perché qualcuno lo comperi.

Le similitudini: allora come oggi la giustizia non funziona, ed il giustizialismo ne è un succedaneo velenoso; allora come oggi la corruzione impazza nella gestione della cosa pubblica. Allora c’erano dei ladri, ma anche tanti innocenti, ed il sistema finanziava i partiti. Oggi ci sono le campagne ed i patrimoni personali, le tangenti si pagano, ma in uno scambio criminale che non ha ricadute politiche, al più di gruppo.

E’ irrilevante cosa sia meglio o peggio, è più utile avvertire che non ci saranno esiti virtuosi, perché questa farsa, che segue la tragedia, mostra la giustizia parte stessa dello sfascio e del malaffare, con una politica indifferente all’etica pubblica. Quando la crisi economica affonderà il morso nelle carni, sarà sale sulle ferite.

Pubblicato su Libero di venerdì 19

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario