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Bisogna muoversi ora

Non ci sono più alibi

La Lega è sempre più al centro dei gangli del potere istituzionale

di Enrico Cisnetto - 07 marzo 2011

Non si vota più. Sicuramente non entro l’estate, con buona probabilità neppure nella seconda parte dell’anno – in autunno non si è mai votato per le politiche – e forse neanche nel 2012, visto che a quel mancherebbe solo un anno alla scadenza naturale della legislatura. Il patto di ferro Berlusconi-Bossi ancora una volta è stato più forte di tutto e di tutti. Infatti, il passo indietro fatto dalla Lega – o meglio dalla coppia Bossi-Calderoli, e non è proprio la stessa cosa – sull’accettazione della proposta avanzata da Berlusconi di proroga di quattro mesi della delega per discutere gli altri aspetti del federalismo (la legge delega scadrà il 21 maggio) rispetto a quanto già ottenuto con la votazione in Aula dello scorso mercoledì 2 marzo e il varo in Consiglio dei ministri del giorno successivo, ha messo una pietra sopra alla possibilità di elezioni anticipate, almeno nel breve periodo e con tutta probabilità entro l’anno.

Perché se da un lato lo slittamento conferma il ruolo determinante della Lega all’interno del Governo – sarebbe bastato dire di no, e il Pdl se sarebbe dovuto fare una ragione – nello stesso tempo Berlusconi ha portato a casa quello che voleva: evitare le urne in coincidenza con il processo Ruby e quello Mills.

D’altra parte, alle elezioni o ci porta (portava) la Lega, o come è ormai dimostrato e ho più volte sostenuto, niente e nessuno sono in grado di detronizzare il Cavaliere. E’ Bossi il vero ago della bilancia, in grado di decidere il mantenersi o meno degli attuali equilibri. E ancora una volta, pur avendo minacciato più volte le urne in mancanza delle condizioni per l’attuazione del federalismo, ha scelto di sostenere l’alleato. Peccato, però, che si tratti – con tutta evidenza – di una scelta mal digerita dalla base leghista, che con sempre più fatica giustifica usi e costumi del capo del Governo.

Cosa che crea non pochi mal di pancia dentro il vertice stesso della Lega, che pur essendo un partito “leninista” trattiene con crescente e visibile difficoltà i malumori verso una leadership tanto adorata quanto motivo di preoccupazione. Sia per la “tenuta” di Bossi, sia per quel grumo decisionale, tutto di stampo familiare, che intorno a lui si è formato.

Per ora i malumori non sono esplosi, ma basta parlare con qualsiasi dirigente per venire a sapere che i leader maggiormente esposti sul territorio, governatori e sindaci in primis, faticano a star zitti. Per costoro le elezioni anticipate avrebbero rappresentato una valvola di sfogo, e per qualcuno persino un’occasione per ripensare in modo profondo la collocazione politica della Lega e le relative alleanze. Ma Bossi e il fido Calderoli hanno spento queste aspettative.

Ora la domanda è: fino a quando le diversità rimarranno sottotraccia? Maroni, che nel governo è il più forte e autorevole dei leghisti, rimarrà silente o vorrà prima o poi giocare una partita diversa da quella che il ruolo gli ha assegnato fin qui? Quale che sia la risposta a questi quesiti, una cosa è certa: l’ipotesi delle elezioni è per ora accantonata. Ed è da qui che deve ripartire il “Nuovo Polo per l’Italia”. Per organizzarsi in modo definitivo.

Fino a questo momento, considerando imminenti o potenzialmente molto vicine le elezioni, i fautori dell’alternativa al bipolarismo hanno sempre fatto prevalere l’istanza del “non c’è tempo per organizzarsi”, non procedendo nei fatti alla costruzione di quel soggetto politico nuovo, dotato di programma e di organigramma, che pure essi stessi prefiguravano. E’ stato così per il “partito della Nazione” evocato da Casini, è stato così per il “terzo polo” (che per fortuna ha subito cambiato nome): evocati ma mai costruiti.

Oggi le cose sono cambiate e non solo c"è il tempo, ma anche le condizioni politiche per chi vuole percorrere attivamente questa strada. Non ultimi quei soggetti ancora esterni all’arena politica (da Montezemolo a Monti), che fossero effettivamente interessati a giocare la partita dell’alternativa al sistema. Proprio perché le elezioni non sono più dietro l’angolo, questo è il momento di parlare e prendere posizione apertamente.

Davanti a noi c’è un lasso di tempo – un anno o addirittura due – sufficientemente lungo per costruire non un cartello elettorale come si profilava fin qui il trio Casini-Fini-Rutelli, ma una vera e propria forza politica organizzata e priva di quelle caratteristiche deteriori, prima fra tutte il leaderismo, che hanno segnato i soggetti protagonisti del bipolarismo all’italiana. Adesso non ci sono più alibi.

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