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Public Policy

I precari della pubblica amministrazione

Non basta la parola

C'è una neolingua che - solo in Italia - prova a confondere le cose, ma l'assistenzialimso è sempre lo stesso

di Davide Giacalone - 28 agosto 2013

Ieri mattina, mi son svegliato, o soldi ciao, soldi ciao, soldi ciao ciao ciao, ieri mattina, mi sono svegliato, e ho trovato la neolingua. Tutti i giornali, in coro post-assistenziale, intonavano al seguente aria: basta con i precari, da ora assunzioni nella pubblica amministrazione solo per concorso. Ma la neolingua è vagamente biforcuta, perché la verità è quasi opposta: bandiscono un concorso per soli precari, i quali spariranno sol perché verranno assunti in pianta stabile. Non lasciatevi distrarre dalla spumeggiante facondia del grande linguista, Gianpiero D’Alia, che non ci becca nella pronuncia inglese, ma è un genio dell’affabulazione in neolinguese: “diciamo mai più contratti a termine che non siano eccezionali e temporali”. “Temporali” non nel senso di acquazzoni, ed “eccezionali” non nel senso di particolare intensità, ma di temporanei e limitati. E, del resto, se i contratti erano “a termine” c’era da supporre che lo dicesse la parola stessa. “Basta la parola”, celiava una vecchia réclame, riferendosi ai confetti Falqui. Che provocano più o meno lo stesso effetto della neolingua applicata alla spesa pubblica.

Mettere ordine nel pubblico impiego non è cosa semplice. In diversi si cimentarono, sgrugnandosi. Ma l’ipotesi che problemi difficili possano essere magicamente risolti cambiando il senso delle parole è, al tempo stesso, surreale e patetica. Il Consiglio dei ministri ha stabilito che quanti hanno prestato servizio nella pubblica amministrazione, per almeno tre anni nel corso degli ultimi cinque, potranno accedere a un concorso che selezioni i migliori e li stabilizzi per sempre. Fatica sprecata, perché visto che a tutti quelli che si trovano in quella condizione il contratto a termine (D’Alia non si spaventi, non significa che sono finiti) era stato più volte rinnovato, sicché erano già stati considerati utili e arruolati, ne discende che il concorso può, al massimo, stabilire l’ordine di precedenza, perché una volta fatta la breccia che porta alla stabilizzazione quella diventerà una voragine dalla quale passeranno tutti. E a queste nuove leve della burocrazia si aggiungeranno tutti quelli che un concorso lo hanno già fatto e non sono stati assunti, giacché hanno più diritto degli altri ad avere il posto. D’Alia non ci crederà, infatti, ma quella che a lui sembra una arguta trovata è già inserita al terzo comma dell’articolo 97 della Costituzione. Da non crederci.

Come subito si è affrettata a sottolineare Beatrice Lorenzin, ministro della sanità, solo in quel settore, e salvo risultati più vasti di un apposito censimento, i precari da stabilizzare sono 35mila, fra “medici, personale infermieristico, tecnici e altri 11 profili professionali”. Sono talmente tanti che non si riesce sinteticamente neanche a descrivere cosa fanno. Gliecché, però, il problema della spesa sanitaria è quello di essere tagliata. Tagliata alla grande, profondamente, strutturalmente, essendo letteralmente fuori controllo. Così, invece, cresce. La regia della conferenza stampa era affidata direttamente al presidente del Consiglio, Enrico Letta, che è un virtuoso del neolinguismo: “si è deciso di dare una soluzione definitiva al problema del precariato nella pubblica amministrazione e per evitare le scorciatoie che permettevano di eludere il concorso per entrare nell"impiego pubblico. Ci sarà una selezione per stabilizzare i precari e verrà fatto un censimento per tutte le situazioni di precariato nella pubblica amministrazione”. Il fatto è che per evitare la scorciatoia si è stabilito che quella diventa la via principale, impegnandosi anche a cercare quelli che, novelli Pollicino della sistemazione, si smarrirono.

Infine, ed è quello che mi aiuterà a esprimere la mia opinione, s’è stabilito d’assumere 1000 pompieri. Lasciamo perdere le modalità espressive da sociologismo terragno (segnalando “un’attenzione profonda rispetto ai problemi del nostro territorio”, Letta dixit), diciamola come se le parole avessero un senso: si assumono nuovi pompieri perché sono utili e necessari. Ci credo. Fanno bene. Ma è questo il punto: se per avere gente utile e necessaria si fanno nuove assunzioni, senza mai tagliare neanche un pelo in apparati che supporre tutti utili e necessari è da matti, il risultato sarà uno solo: la spesa pubblica cresce, alimentata dal gettito fiscale. E questa è una politica suicida, capace solo di trasferire ricchezza dalla produzione all’assistenzialismo. Ed è esattamente questa attitudine a far considerare sotto pessima luce i nostri conti pubblici. Quelli che ci osservano, quanti mettono il loro soldi in titoli del debito pubblico, le agenzie di rating non amano la rissosità e l’instabilità, non c’è dubbio, ma detestano in modo particolare la stabile continuità della dissennatezza nell’amministrazione dei soldi pubblici. Che ora ha anche adottato la neolingua. Tradotta in inglese, però, non funziona come con i mezzi di comunicazione italiani: nessuno la beve. E qualcuno la sputa.

www.davidegiacalone.it
@DavideGiac


Pubblicato da Libero

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