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Public Policy

Oltre le richieste e le lamentele cosa c’è?

Non basta dire Costituente

Ci si può compiacere per le parole – e per l’appoggio – ma adesso bisogna anche agire

di Davide Giacalone - 07 novembre 2006

Veltroni e Montezemolo hanno letto, in ritardo, il nostro terzo manuale, “Perché la sinistra non ha vinto”, e sono giunti alle stesse conclusioni: il sistema politico è bollito, occorre ricostruirlo in una sede Costituente. Qui finisce il compiacimento e cominciano i problemi, perché sia l’uno che l’altro fanno cose incoerenti con l’allarme che lanciano. Veltroni dice che la nostra legge elettorale è sciagurata. Verissimo. Si dimentica di aggiungere che senza di questa la sinistra non avrebbe vinto e che per riformarla si deve rinunciare all’idea di tenere sempre tutti assieme dentro i due poli, dato che consistenti forze di minoranza si farebbero scannare piuttosto che adottare sistemi realmente maggioritari. Montezemolo dice che è prioritario saper decidere. Giustissimo, ma tralasciando i pit-stop ed il “fare squadra”, sarà bene che si decida anche lui, la smetta di ruzzare con le parole, e prenda atto che o si fanno operazioni politiche o si curano interessi (legittimi) lobbistici. Confindustria non è un centro studi, non può accontentarsi del lamento. Si decida.
Di Costituente si parla da tempo, perché la diagnosi dei mali politici italiani non è così difficile, e noi la facciamo da anni. Ne ha lungamente parlato un’associazione di anime libere, Società Aperta, che ne ha fatto oggetto di convegni ed appelli pubblici. Inascoltati dagli stessi che solo ora si svegliano. E si svegliano male. Veltroni dice che si deve fare la Costituente, ma Prodi deve governare per cinque anni. Signor Sindaco, ma se Prodi fosse in grado di governare per cinque anni che cavolo la facciamo a fare la Costituente? Prodi è già finito, lei lo sa benissimo come lo sappiamo tutti. Ma lei non riesce a dirlo e spera di raccoglierne lo spazio attendendone il naturale collasso. Ora le segnalo il paradosso: Prodi si può farlo cadere subito, con senso di responsabilità, per dare vita ad una tregua politica nella quale riscrivere le regole, con spirito Costituente e salvando il buono del bipolarismo; oppure lo tenete in piedi con le stecche, non si riscrive nulla e quando tutto verrà giù non ci saranno spazi costituenti, ma orridi inciuci con infarinatura istituzionale. Tenete ancora duro sul bipolarismo che c’è, e seppellirete per sempre quello che non si è stati capaci di far nascere.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 7 novembre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario