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Analisi dei risultati elettorali

Non è stato uno tsunami politico

L’analisi dei dati conferma tendenze e differenze ben note ai politologi

di Antonio Gesualdi - 11 aprile 2005

Dov'è la sorpresa? Dal 1994 tutti sapevano che i due poli: centro-destra e centro-sinistra, aggregati anche con le rispettive "estreme", Lega nord e Rifondazione comunista, avrebbero potuto battere l'avversario che fosse andato alla conta sparpagliato. Infatti è sempre andata così durante questa seconda edizione della Prima repubblica. Mai, dal 1994, i due poli si sono confrontati in elezioni politiche ad aggregazioni totali. Prodi, infatti, vince nel '96 con il patto di desistenza con Rifondazione, ma vince soprattutto perché non esiste ancora l'asse Bossi-Berlusconi. Proprio da quella sconfitta nascerà la forza della Lega. Nelle regionali del 2000 tutto cambia: nasce la Casa delle Libertà, il patto firmato il 17 febbraio di quell’anno a Milano prevede la "devolution", e la coalizione di centro-destra stravince le regionali, conquistando fra l’altro Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. L'anno dopo, alle politiche, stravincerà Berlusconi. Oggi lo spettacolino è cambiato: i due poli si sono confrontati in una simulazione (perché non è accaduto in tutte le regioni e con un unico sistema elettorale) ad aggregazioni totali ed è stato evidenziato quello che il sistema valoriale della maggioranza della popolazione italiana esprime dal secondo dopoguerra: uguaglianza e poi libertà. Sistema che afferisce soprattutto all'area "rossa" dell'Italia centrale che ha espresso il cattolicesimo (Lazio alto, Marche, Umbria e parte dell'Emilia-Romagna), il fascismo, il comunismo e quindi anche il catto-comunismo e all'area nucleare/egualitaria del Nordovest e del Sud e isole. Ma anche la politologia recente e il sondaggismo ci hanno sempre dato risultati eloquenti. Il centro-sinistra al completo supera sempre il centro-destra al completo da 3 a 5 e più punti percentuali. E gli indecisi, si sa, si schierano sempre di qua e di là come i decisi. Dunque non vedo nessuno tsunami elettorale, nessuno stravolgimento delle dinamiche puramente politiche e tanto meno cambiamenti della struttura politica della popolazione. La vecchietta pensionata di Treviso che non arriva a fine mese per protesta vota Panto di Progetto Nordest, ma la vecchietta pensionata di Foggia che non arriva a fine mese vota Vendola. Dunque anche gli andamenti economici sono tutti da verificare sulle conseguenze politiche. La crescita dell'insicurezza per molti viene elaborata in modo diverso a seconda delle proprie convinzioni più profonde. Lucia Annunziata, sulla Stampa del 6 aprile ha scritto qualcosa che si avvicina al mio teorema: "In Italia governa chi ha il Nord, ma ha capacità di persuadere il Sud". Io sostengo che si vince conquistando il Sud, ma si comincia a perdere proprio dal Sud. Per governare, però, serve il Nordest: è stato così quando il Nordest era la "sagrestia d'Italia" per la Democrazia cristiana ed è stato così quando la Lega Nord è andata al governo. A meno che non si tenti di governare escludendo completamente il Nordest: ma per fare questo occorre il partito di Bertinotti, almeno al 60% "governativo" (come è avvenuto nell'ultimo congresso di Venezia). Per un'accento più liberale, il Paese ha bisogno del progresso culturale del Sud, che in qualche modo è già in atto, e del consenso del Nordest. L'asse Bossi-Berlusconi era necessario per questo passaggio. Ma ora servirebbe una grande salto di qualità politica e la presa di consapevolezza che il nostro Paese dovrà risolvere, prima possibile, questa lunga e drammatica frattura territoriale che, qualcuno, impropriamente, chiama federalismo.

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