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Dopo la rinascita del “Ministero per il Sud”

Non è maquillage?Ce lo dimostrino

Non è sufficiente creare gli strumenti se poi non si attivano concretamente

di Enrico Cisnetto - 28 aprile 2005

Vero ripensamento o lifting elettorale? Il Berlusconi-bis nasce con la promessa di un nuovo “miracolo per il Sud”. Con questo “nuovo” cavallo di battaglia si spera di riconquistare il consenso degli elettori, perduto alle regionali. Difficile crederci di fronte all’assenza di ricette innovative, ai margini ristretti concessi dal bilancio pubblico ed alla friabilità della coalizione di governo. Tra i paletti approntati per arginare il vistoso smottamento delle forze del centro-destra spicca un intero ministero tutto dedicato al Mezzogiorno. Il modo più rapido per rabbonire il fronte “meridionalista” nella Casa delle libertà. Ma ora resta da fare il passaggio più arduo, quello della traduzione degli annunci in fatti. La storia recente ci insegna a dubitare delle promesse miracolose, dato che fin troppe volte non vi si è fatto seguire nulla, mentre altre si sono trasformate in palliativi e misure una tantum. Tanto più che la credibilità del ripensamento sulle priorità del Mezzogiorno è minata dall’assenza di un vera verifica programmatica della maggioranza.
Invece, si è provveduto esclusivamente a sostituire alcune pedine mantenendo lo schema di gioco inalterato, con l’aggravante che, così ridisegnata, la compagine governativa pare davvero essere la versione consolatoria della precedente. Se si ingrandisce il campo di vista, il panorama delle politiche implementate in questi quattro anni manca completamente di strutturalità e pianificazione a lungo termine: insomma, una serie di interventi spot, che come unico pregio, hanno avuto quello di andare sui giornali. E non era di certo quello di cui il Paese aveva bisogno. Vero compito del neonato ministero per il Sud sarà perciò quello di invertire una tendenza così radicata nel modus operandi del governo, operazione già ardimentosa. Ma, purtroppo, non si può non aggiungere che i prossimi 13 mesi saranno “elettorali”, e allora le speranze di veder attuate politiche d’impatto sul territorio si riducono al lumicino. Tanto più nel Mezzogiorno, dove i problemi strutturali sovrastano quelli congiunturali. Il nuovo ministero, senza portafogli, non ha competenze specifiche, né tantomeno una struttura dedicata, dunque sarà difficile farlo decollare dall’oggi al domani, tanto più se a costo zero. Si troverebbe inoltre a dover acquisire risorse da altri ministeri, fatto di per sé non semplice, ma perfettamente sormontabile qualora ci fosse tempo e clima disteso nella coalizione. Appunto: la “semplicità fa efficienza” – come ha detto Tremonti giustificando la nascita del ministero – ma solo se sono chiari ruolo e obiettivi all’interno di una politica economica generale. Cosa che non è, e oggetto misterioso mai avvistato nei quattro anni precedenti. Così, è probabile che la nuova struttura cercherà visibilità rosicchiando le competenze del Tesoro o delle Attività Produttive. O contrapponendovisi.
Tuttavia, tra gli annunci qualcosa di positivo c’è, pur non interessando solo le politiche per il Mezzogiorno. E riguarda la rinnovata attenzione al ruolo delle imprese. Gli interventi per la promozione di una politica economica ed industriale più incisiva sono stati le bandiere della campagna elettorale del 2001, e anche se una loro riproposizione a questo punto del mandato non avrà la funzione taumaturgica che ci si aspetta, almeno possono produrre effetti congiunturali positivi. In realtà, i problemi del Paese in generale, e quelli del tessuto industriale in particolare, sono di tipo strutturale (sottocapitalizzazione delle imprese, nanismo, scarsa propensione agli investimenti in tecnologia e ricerca, e quindi bassa competitività sui mercati globali), e come tali andrebbero affrontati. Il governo non se ne è mostrato capace in questi quattro anni, ed è perciò improbabile attendersi che lo stesso non succeda nell’ultima fase della legislatura. Quindi, è solo in un’ottica di breve periodo che le imprese possono aspettarsi qualche risultato soddisfacente, per quanto minimale, interventi che siano quanto meno lenitivi delle emergenze in corso. In primo luogo, andranno adottati provvedimenti a carattere nazionale di incentivo alle fusioni aziendali, che possano tradursi in imprese più solide e maggiormente competitive nel mercato internazionale. Risultato atteso tanto più oggi che la tradizionale classifica di Mediobanca sul capitalismo mondiale individua solo dodici aziende italiane piazzate. In secondo luogo, sfruttando la leva fiscale sulla quale il governo ha mostrato di voler puntare i piedi, saranno necessari alcuni interventi mirati – in particolare a vantaggio proprio delle imprese del Meridione – onde evitare distribuzioni a pioggia dal chiaro sapore elettoral-assistenzialistico. Mi riferisco alla fiscalità di vantaggio all’interno della riforma dell’Irap, ammesso e non concesso – visti i 12,5 miliardi di euro già impegnati nel 2004 per la copertura della riduzione dell’Irpef – che ci siano spazi di manovra. Insomma, su ministero per il Mezzogiorno, Sud e imprese il governo ci dimostri che non si tratta di puro maquillage propagandistico. Restiamo in attesa, sperando che il nostro scetticismo sia contraddetto.
(www.enricocisnetto.it)
Da "La Sicilia" del 27 aprile 2005

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