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Sistemi elettorali e formazioni all’orizzonte

No al bipolarismo, sì all’alternanza

Tra proporzionalisti e sostenitori del maggioritario deve vincere la governabilità

di Paolo Bozzacchi - 12 ottobre 2005

Salviamo l’alternanza di governo. Non il bipolarismo. Di fronte alle polemiche sull’opportunità o meno della nuova legge elettorale al voto oggi in Parlamento, è necessario andare oltre il dualismo tra proporzionalisti e sostenitori del maggioritario, e badare di più alle prospettive di governabilità del paese.

Domenica su La Stampa Michele Ainis ha bollato il premio di maggioranza come esagerato, addirittura “stratosferico” se scendesse in pista un terzo giocatore. Il motivo? La nuova legge non contempla alcuna soglia minima per guadagnare il premio stesso, come invece stabiliva la stessa legge “truffa” del 1953.

Lunedì ad Ainis ha risposto Paolo Armaroli, dalle colonne de Il Giornale, che ritiene lo stesso meccanismo salvifico per il bipolarismo attuale, certamente non un difetto ma un pregio della riforma.

A entrambi andrebbe ricordato anzitutto che il numero degli schieramenti che concorrono a governare il Paese non è inversamente proporzionale all’efficienza di governo. L’ingresso sulla scena di un terzo polo potrebbe di fatto arricchire la concorrenza e quindi la qualità del servizio offerto dalla politica ai cittadini.

Ciò che il sistema elettorale dovrebbe mirare a salvaguardare è senza dubbio una necessaria quanto sana alternanza di governo, che garantirebbe la massima produttività dell’Esecutivo in carica. Anche perché i risultati di dieci anni di bipolarismo incompiuto parlano chiaro: il numero dei partiti è aumentato, così come il potere di veto da parte delle formazioni minori (Rifondazione comunista e Lega su tutti). Occorre cambiare, e questo è il momento giusto per farlo. Ma senza lasciar prevalere istinti consociativi bipolari, dannosi in primis per il Paese. Le regole vanno scritte bene per tutti, non solo per coloro i quali le stanno mettendo a punto.

Solo uscendo dalla “trappola” del consenso, basata su elezioni di fatto annuali e sei sistemi elettorali i diversi livelli di governo, è possibile per l’Italia un salto in avanti agli occhi degli osservatori internazionali. La Terza Repubblica è stufa di aspettare, ma occorre che ognuno faccia la sua parte.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario