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Debito e consenso, i nodi da sciogliere

Niente ripresa per l'Europa

Non aspettiamo che sia il G20 a toglierci le castagne dal fuoco

di Enrico Cisnetto - 07 giugno 2010

Aveva incautamente investito le sue speranze, ed è quindi rimasto inevitabilmente deluso, chi si aspettava dalla (ennesima) riunione del G20, questa volta tenutasi in Corea del Sud, l’emergere di una strategia mondiale univoca per uscire dalla quarta fase della Grande Crisi, quella derivante dalla pressione speculativa dei mercati sui debiti sovrani, che fa seguito all’esplosione della bolla immobiliare (estate 2007), alla crisi finanziaria e bancaria (2008) e, da ultimo, alla recessione (2009).

La verità è che la vera intesa non poteva essere trovata perché, diversamente dalle tre precedenti fasi della crisi, questa volta i problemi sono diversi non solo tra paesi emergenti e paesi occidentali, ma anche e soprattutto all’interno di quest’ultimo fronte. Ha un bel dire il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, che il consolidamento delle finanze pubbliche è “un lavoro che deve essere fatto a livello mondiale” e che “il taglio di budget aiuterà a consolidare la ripresa”. In realtà, dalla recessione è uscito il mondo intero, ma non tutti hanno ingranato la ripresa: il pil planetario sta viaggiando ad un ritmo di crescita annua del 4%, con punte del 12% in Cina e tra il 6% e l’8% in Brasile e India, ma anche Stati Uniti e Giappone hanno ripreso a tirare. L’Europa, invece, è partita con il primo trimestre a +0,2% e stima di arrivare a fine anno a varcare faticosamente la soglia dell’1%, tanto che nei primi tre mesi è la cenerentola economia italiana a vantare la migliore performance congiunturale (0,5%), salvo che in termini tendenziali Germania (+1,5%) e Francia (+1,2%) stanno decisamente meglio.

Questo significa che il problema del debito pubblico in eccesso ce l’hanno tutti, ma solo l’Europa è costretta a porselo in maniera stringente. Negli Usa, per esempio, ha sfondato quota 13 mila miliardi di dollari, ovvero l’88% del pil, ed è destinato a raggiungere già nel 2010 il 92,6%, ma essendo l’economia americana in forte recupero – come testimonia il dato sull’occupazione a maggio: 431 mila nuovi posti di lavoro, la migliore performance mensile dal marzo del 2000 – il governo non si sogni di aggredire il debito. Non altrettanto può invece permettersi di fare l’Europa, che ha il fucile dei mercati puntato addosso come testimonia l’esplodere del caso Ungheria dopo quello greco.

Ma qualsiasi intervento contenitivo di deficit e debito o è congiunturale e allora giocoforza avrà effetti recessivi (o comunque non di stimolo), o è strutturale, e allora sarà doppiamente efficace (ai fini del risanamento della finanza pubblica e della crescita) ma porrà enormi problemi di consenso a classi dirigenti deboli. Essendo il caso dell’Europa, Italia in primis, inutile che siano il G20 a toglierci le castagne dal fuoco.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario