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Lo sguardo verso il Colle

Nelle mani del Quirinale

Auspice Napolitano, Pd e Pdl trovino la forza di parlarsi e si prendano la responsabilità di fare un governo.

di Enrico Cisnetto - 15 marzo 2013

Ora tutto è nelle mani del Capo dello Stato. La saggezza che fin qui ha mostrato mi rende convinto che anche in questa “nebbia” – come lui stesso ha definito la condizione in cui è costretto a muoversi – sappia trovare la strada giusta. Ma il tempo è poco, e scarseggia la consapevolezza che il Paese sia nel pieno di una “tempesta perfetta”, in cui si somma il drammatico avvitamento dell’economia reale con la crisi politico-istituzionale che nasce dall’ingovernabilità prodotta dalle elezioni. E che, di conseguenza, i mercati sono pronti a scatenarci addosso uno tsunami senza precedenti. Un’intera classe dirigente – non solo quella politica, ad esser sinceri – povera di valori e di idee, avulsa dalla realtà e priva di respiro strategico, più incline al populismo nell’affannosa ricerca del consenso facile che al pragmatismo e alla modernità, non ha saputo ascoltare il grido di rabbia che saliva da tutti gli ambiti della società, né ora è capace di guardare in faccia la realtà. D’altra parte, perché stupirsi: ha fatto così per vent’anni, bruciando una stagione politica che ha visto l’Italia scivolare all’ultimo posto tra i paesi più industrializzati e poi sprofondare nella recessione più nera fino al punto di esporsi al pericolo di un drammatico default. Ora, tra le macerie di se stessa e del Paese, la politica della Seconda Repubblica ha chiuso un ciclo. Per mano di un comico capo-popolo, oltre che della solita magistratura. Ma per l’esito delle elezioni, quella stessa classe politica si ritrova ad essere ancora “il tappo” che impedisce di avviare il cambiamento.

E adesso? Adesso bisogna trovare subito una soluzione. Auspice Napolitano, Pd e Pdl trovino la forza di parlarsi e si prendano la responsabilità di fare un governo. Bersani e Berlusconi devono finalmente capire che Grillo i voti li ha presi grazie ai loro fallimenti, e che non è il caso di dargliene degli altri. Si dice: ma non ci sono le condizioni per formare un esecutivo stabile. Pazienza, si faccia un governo a tempo con alcuni obiettivi specifici. Quali? Alcuni provvedimenti di sostegno all’economia, primo fra tutti il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese, interventi di consolidamento del bilancio, una nuova legge elettorale – o francese o (meglio) tedesca – e la decisione di convocare un’Assemblea Costituente per riscrivere in modo condiviso le regole e gli assetti istituzionali.

Poi si torni a votare, entro 6-12 mesi. E nel frattempo si riconfermi Napolitano: la sua esperienza è necessaria, meglio evitare che nel frullatore entri anche il Quirinale. In gioco c’è niente meno che la salvezza dell’Italia e la sicurezza dell’Europa.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario