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Tra marionette, giudici d’assalto e scandali a ripetizione

Nelle mani degli intelligenti

Ma li abbiamo eletti, o meglio nominati, noi?

di Elio Di Caprio - 08 luglio 2011

Dati i tempi non si può neppure parlare di un crepuscolo di regime, un regime sarebbe stato più serio del format berlusconiano che riesce ad implodere in maniera beffarda e infelice, niente affatto drammatica. E’ come se i protagonisti della maggioranza rifiutassero persino i ruoli per i quali sono stati eletti o meglio nominati dalle segreterie di partito, preferiscono apparire marionette - colpa della stampa o della televisione?- che si agitano inutilmente sul proscenio della politica nazionale, si contraddicono continuamente, non si preoccupano neppure di quale immagine viene rimandata all’opinione pubblica ( meglio Tremonti o meglio Brunetta?), non sanno se conviene apparire uniti per decenza, almeno per far digerire manovre economiche impopolari che inseguono i costi da tagliare e i ceti da colpire, oppure sia meglio manifestare contrasti e perplessità a futura memoria, per dimostrare che se fosse per loro nessuno farebbe sacrifici o i sacrifici sarebbero diversi.

Siamo nelle mani degli intelligenti (ma tra loro si chiamano cretini). Intelligentissimo e intellettuale Giulio Tremonti, più intelligente del Presidente del Consiglio che può consigliare a suo piacimento, magari per farlo cadere o risorgere. Intelligentissimo Renato Brunetta, colui che fino a ieri si vantava di non essere arrivato per un pelo al nobel dell’economia e ora accusa, proprio lui, il collega Tremonti di boria, di muoversi con intenti punitivi con cui non si ottiene niente, ma poi è lo stesso Ministro che da anni sbraita contro gli statali fannulloni a cui vanno ora inaspriti i controlli sui permessi per malattia… Non è stato mosso anch’egli da intenti punitivi che hanno ancor più offuscato l’immagine dei dipendenti dello Stato? Intelligentissimo pure l’altro collega, anch’egli ex socialista, Maurizio Sacconi che si barcamena sapientemente con le confederazioni sindacali per ottenere almeno un’opposizione meno rigida alle misure del governo.

E che dire degli intelligentissimi dell’opposizione, dal super Massimo D’Alema, al tribuno in via di pentimento Antonio Di Pietro, al grande narratore Niki Vendola che nemmeno riescono a mettersi d’accordo sull’abolizione delle provincie per ridurre i costi della politica o su cosa proporre in una nuova legge elettorale che finalmente ridimensioni o elimini il premio di maggioranza e consenta una minima scelta degli eletti da parte degli elettori? Sono i super intelligenti ( e inconcludenti) personaggi espressi da questo bipolarismo di vertice dalla cui gabbia la maggioranza degli italiani vorrebbe scappare come plasticamente dimostrato dagli ultimi appuntamenti elettorali e referendari.

Il Presidente del Consiglio dal canto suo può pure pensare di essere lui il più intelligente, quello che ha fatto di più ( per sé) di tutti gli altri, trovare nuovi motivi per ritagliarsi un ruolo “super partes”, accusare ora Tremonti di essere troppo attento ai mercati internazionali e poco al consenso sociale – ma non è lo stesso Cavaliere che ha sempre parlato di “azienda Italia” dove per definizione ci si occupa in primis dei conti dell’azienda - infine favorire il salto mortale della rappresentanza politica dai settantenni ai quarantenni all’Alfano per tenere in vita un format con lui sempre direttore principale dietro le quinte.

Ma a che serve più se i segnali di liquefazione e disfacimento si stanno sempre più accelerando, sia pure in mancanza di un’alternativa che questo bipolarismo non è riuscito mai a mettere in piedi? Gli “intelligenti” di vertice non bastano proprio più se la Seconda Repubblica (presunta) sta sprofondando sulle stesse bucce di banana della prima, nonostante l’alternanza e nonostante le promesse di saper incarnare meglio la volontà popolare indirizzando il consenso più sulle cose da fare che sulle ideologie ormai morte. Pierluigi Battista sul Corriere della Sera invita a salvare almeno le forme dando per scontato che l’attuale sistema di potere non regga più per ragioni intrinseche (e ormai quasi storiche).

Ma purtroppo il quadro desolante della cronaca che si arricchisce di sempre nuovi capitoli non può essere imputato alla propaganda o a qualche magistrato d’assalto della Napoli invisa a Bossi, magari troppo solerte a chiedere l’arresto di parlamentari della maggioranza. Il cerchio dei deputati inquisiti si sta pericolosamente allargando toccando personaggi a loro volta scelti dai tanti nominati dalle segreterie di partito con risultati che se non allarmano più per assuefazione sono la testimonianza palese che la casta continua imperterrita ad andare per conto suo profittando del potere per accudire quasi esclusivamente ai propri interessi privati.

Così fanno un certo effetto, ma non sono poi così sorprendenti, le espressioni usate dai magistrati- anch’essi tra i funzionari che il Ministro Brunetta metterebbe volentieri nella categoria dei fannulloni ? – per giustificare la recente richiesta d’arresto del deputato Mario Milanese già stretto collaboratore del Ministro Tremonti, quando scrivono di “episodi delittuosi maturati in contesti diversi dove il tratto comune è costituito dall’asservimento della pubblica funzione rivestita a fini privatisti e di guadagno illecito”… Siamo ancora e sempre a questo punto, anche con riguardo ai collaboratori più qualificati del fin qui integerrimo Ministro dell’Economia? Certo quegli stessi magistrati che troppo spesso esondano nei terreni della politica o della critica di costume potevano ben risparmiarsi di sottolineare pure che “la personalità del Milanese è quella di chi ama il lusso e la bella vita”, ma la sostanza non cambia. Qual è il male oscuro, ammesso che sia solo uno dei tanti, che continua a corrodere il nostro sistema? La magistratura come dice Berlusconi?

E’ piuttosto l’assoluta insufficienza o mancanza dei poteri di controllo ordinari che un’ amministrazione dovrebbe avere e saper esercitare nell’interesse di tutti, è l’incapacità di creare o ricreare regole comuni di funzionamento in tutti gli apparati dello Stato, compresi i corpi finanziari proni da decenni più ai partiti che alla politica in sè, compresa la magistratura “indipendente” che non a caso ha visto più di un magistrato coinvolto o connivente negli ultimi anni nelle trame di potere e di sottogoverno.

La civiltà ( o inciviltà) di un Paese non si misura soltanto dallo sconcio delle intercettazioni a go go rivelate per colpire gli avversari politici ma anche e soprattutto, se vogliamo decentemente confrontarci con gli altri paesi europei più avanzati, dall’efficienza e dalla neutralità dell’amministrazione pubblica che sono state visibilmente piegate per troppo tempo alle logiche partitocratiche, o peggio, di clan.

I tanti intelligenti di vertice ne sono ben consapevoli, solo che è più conveniente per loro saper sfruttare le tante inefficienze di comodo piuttosto che porre mano alle regole. Pensano al loro tornaconto e non sono neppure capaci di mettersi d’accordo sull’abolizione delle provincie.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario