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Quattro magistrati tra gli intercettati

Nel mirino della rete

C’è sempre un potere che crede d’essere al di sopra delle leggi, c’è sempre il momento in cui tale illusione cade

di Davide Giacalone - 16 giugno 2010

Sarà interessante sapere se i quattro magistrati in servizio a Bari e Trani, tre pubblici ministeri e un giudice, così come i giornalisti con i quali parlavano, di quanto andavano facendo gli uffici giudiziari, avranno modo di apprezzare l’opportunità che le loro conversazioni non siano immediatamente riprodotte da ogni mezzo di comunicazione, e la loro condanna popolare non preceda alla grande anche l’ipotesi, ove mai ve ne sia la necessità, che ad essi sia consegnato l’avviso di garanzia o a loro carico avviato un procedimento disciplinare. Sarà interessante, insomma, vedere se, anche in questo come in mille altri casi, si faranno valere due pesi e due misure.

Già, perché le intercettazioni telefoniche disposte dalla procura di Bari, che indaga sulla fuga di notizie e ha messo sotto ascolto alcuni giornalisti, hanno preso nella rete quattro colleghi magistrati, i quali, evidentemente, tutto potevano pensare, tranne che d’essere intercettati. C’è sempre un potere che crede d’essere al di sopra delle leggi, è c’è sempre il momento in cui tale illusione cade. Noi, diciamolo subito e chiaramente, conosciamo una sola unità di misura, pertanto riterremo i coinvolti totalmente innocenti fin quando non si dimostrerà, in via definitiva, il contrario.

E non leggeremo avidamente le cose che si sono dette, perché non intendiamo trasformarci in giuria popolare abusiva, come tante se ne sono viste e plaudite, in questi tristi anni. Ma, proprio partendo da tale posizione, ci permettiamo di ripetere quel che abbiamo scritto tante volte, e tante volte c’è stato rimproverato: un magistrato che parla ai giornalisti del lavoro che sta svolgendo, o di quello cui si dedica un collega, al di fuori delle sedi ufficiali, e talvolta anche in quelle, non è degno di vestire la toga. E ciò a prescindere dall’eventuale divulgazione di notizie coperte da segreto.

In questa occasione, come in molte altre, l’Associazione Nazionale Magistrati non ha fatto mancare la propria tempestiva, fin troppo, presa di posizione. Tutta politica e corporativa. Perché solo così può definirsi un comunicato nel quale si attaccano le “notizie stampa, non esenti da ingiustificati attacchi personali, in ordine al supposto coinvolgimento di un magistrato della procura di Trani nelle inchieste baresi in corso riguardanti una fuga di notizie in cui è coinvolto un ufficiale della Guardia di Finanza” (le virgole non le hanno messe loro).

Difatti i magistrati sono quattro, non uno. E si parla, senza neanche attendere di sapere di “false ombre sul lavoro dei magistrati”, perché “il contenuto della trascrizione telefonica, per come riportato, non consente di rilevare, contrariamente all"affermazione giornalistica, il coinvolgimento di alcun magistrato della procura tranese nell"ambito del procedimento da cui si è originata la nota fuga di notizie”.

Ora, a parte il fatto che sembrerebbe vero il contrario, almeno a considerare il lavoro della procura di Bari, ma, comunque, la formula di rito non era: abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura e, sperando che la verità salti fuori per intero, attendiamo che svolga il suo lavoro? Possibile che siano proprio i magistrati dell’Anm a volersi fare un processo su misura, in tempo reale, naturalmente assolutorio, e totalmente a mezzo stampa?

Noi speriamo, veramente, che si potrà dimostrare la totale regolarità dell’operato di tutti. Seguiremo il caso e lo racconteremo ancora, sperando che quella sia la conclusione. Ma le assoluzioni preventive sono come le condanne preventive: una truffa ai danni della giustizia e del diritto.

Pubblicato da Il Tempo

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