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Verità per una nuova Italia

Necessità storica della Costituente

Per un Paese libero c'è bisogno di una nuova Assemblea Costituente

di Angelo Romano - 21 marzo 2012

Solo la verità rende liberi. La verità non tradisce mai nessuno, ma fa progredire tutti. Nella storia le trappole per la ragione sono disseminate ovunque. Una di queste è il patriottismo acritico. Spesso gli italiani si definiscono patrioti, si ispirano ai valori della nazione, senza se e senza ma, senza dubbi, forse non volendo vedere che l’Italia è quella che è perché mai si è fatta verità sulla sua genesi, mai si è fatta sufficiente luce sui tradimenti che ha alimentato, legittimato e premiato, sull’ipocrisia risorgimentale che ha scelto di avere a suo fondamento.

E’ come un difetto genetico invalidante, incapacitante, che si perpetua di generazione in generazione, che alligna nella logica distorta delle istituzioni, che mina e ottunde le capacità della politica. Se l’Italia ha subito Badoglio, se ha subito l’ipocrisia di tanti governanti, se ha subito il tradimento delle sue classi dirigenti, soprattutto meridionali, se ha subito fin dagli albori, e subisce, il trasformismo parlamentare, se la corruzione resta invitta, nonostante lo scandalo della Banca Romana e nonostante Tangentopoli, se è stato possibile un accordo Stato – mafie, le cui tracce si ritrovano nel fiume di miliardi per gli ex detenuti di Napoli e Palermo, flussi confermati da tutti i governi con l’alibi dell’ordine pubblico, non è un caso, ma l’amaro frutto della verità negata, occultata, contraffatta.

Quello del Piemonte fu disegno egemonico e non solo anelito unificatore, all’unità si pervenne per annessioni forzate, sia pur, a posteriori, ipocritamente legittimate da referendum ammaestrati, all’unità si pervenne con eccidi e stragi, con la repressione violenta di ogni forma di resistenza, falsificando e cancellando la verità su ciò che pur vi era di buono negli Stati preesistenti, alimentando cospirazioni nei legittimi stati preunitari, foraggiando congiure e sette, sobillando il malcontento, manovrando i media, promettendo premi e prebende al tradimento, persino ad alti prelati, finanziando moti, congiure e spedizioni militari senza dichiarare guerra. E’ questa l’altra faccia della verità. Chi vada a fare un’analisi ragionata sul Senato Sabaudo e su quello del Regno d’Italia, scoprirà che dei 1231 senatori nominati per “meriti patriottici”, su un totale di poco più di 1500, solo 297 erano sardo piemontesi e ben 934 erano degli stati annessi e per il 100% erano cospiratori o traditori della peggior risma come: il Ministro della Guerra delle Due Sicilie, Giuseppe Pianelli o Alessandro Nunziante, aiutante generale di Ferdinando II o Nicolao di San Cataldo, gentiluomo di Camera del Re Borbone e suo ministro in Francia fino al 1860 e fatto senatore un anno dopo, o Tommaso Lanzilli, Ministro di Grazia e Giustizia delle Due Sicilie, o Giuseppe Valmarina, cancelliere del Viceré austriaco nel Lombardo Veneto, o Giuseppe Pasolini, Ministro del commercio dello Stato Pontificio, solo per citarne alcuni, per non parlare delle decine di magistrati Senatori che tante sentenze di morte emisero verso i loro stessi fratelli, per restar graditi al re d’Italia o dei tanti militari ex borbonici, nominati Senatori, che corsero a reprimere ferocemente ogni tentativo di resistenza al Sud, trucidando e devastando la loro stessa terra.

Tutti ecumenicamente qualificati “nobili patrioti”. E scoprirà ancora che dei 374 senatori appartenenti alle regioni del Sud, ben 41 erano senatori del Regno di Sardegna, prima che nascesse quello d’Italia, ed in tantissimi si ornavano il petto di onorificenze sabaude ben prima dell’Unità. Per tacere dell’opera sistematica di insabbiamento e di alterazione della verità che fecero le tante società di storia patria, presiedute in gran numero proprio da quei Senatori. Vi è un’altra faccia della medaglia del processo unitario, una faccia nascosta sotto un mare di retorica. Fare verità sulla genesi dell’Italia, per poi affidarla alla Storia, significa renderla libera e matura, rendere possibile una rinascita vera, di cui vi è disperato bisogno.

Questo non significa negare l’indivisibilità dell’Italia, sminuire il valore della nazione, non riconoscere il merito e l’eroismo dei tanti patrioti in buona fede o non amare la patria, significa solo offrire, volere, pretendere, una base di verità su cui edificare una nuova Italia, quella che tutti sogniamo: libera, forte, equa, solidale, autorevole, onesta, ma sulla quale pesa l’ipoteca della menzogna, che la rende inabile al progresso, che la espone a spinte disgregatrici. Per farlo occorre essere davvero liberi nel cuore, nella coscienza, nella mente, per farlo occorre essere consapevoli, essere e voler essere innanzitutto: patrioti della verità. Anche per questo una nuova Assemblea Costituente, libera dallo spettro della guerra e dalle paure di un ritorno della dittatura e soprattutto in discontinuità rispetto al passato, é il solo modo per cambiare nel profondo gli assetti nazionali e per depurare il Paese dai vizi congeniti in cui annaspa, nonostante le buone intenzioni di Mario Monti.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario