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Legge finanziaria e anomalie all’italiana

Nave senza nocchiero in tempesta

La barca degli italiani si appresta ad entrare nella bufera degli emendamenti

di Davide Giacalone - 02 ottobre 2008

Il Senato Usa consegna a Pauelson, ministro dell’economia, pieni poteri. Come se si fosse in guerra. Il Parlamento italiano impallina il governo su un emendamento alla finanziaria. Ho già commentato il voto del Congresso statunitense, che bocciava il piano Pauelson, e, al di là del merito, notavo la libertà dei parlamentari, sconosciuta dalle nostre parti. Ora il paragone si ripropone, e non è, per noi, meno doloroso.

Negli Usa infuriano le polemiche e capita che dalle diverse barricate si sventolino stendardi propagandistici: da una parte la difesa del popolo pagatore di tasse, dall’altra la difesa di operatori economici in difficoltà. La propaganda è bella, ma la realtà diversa: l’amministrazione americana comunica al mondo che non lascerà il proprio mercato in balia degli speculatori non statunitensi e chiarisce che difenderà il proprio debito, in gran parte collocato all’estero. Dopo di che si può (e si deve) discutere sul come, il quando ed il chi (soprattutto sul chi, visto che il ministro viene dalla Goldman Sachs ed ha lasciato affondare i concorrenti di Lehman Brothers), ma nessuno può far finta di non vedere che la più grande democrazia del mondo, la più forte potenza militare, non intende cedere sul terreno della sovranità economica.

I due sfidanti per la presidenza, entrambe senatori, del resto, erano in aula e votavano la stessa cosa, a dimostrazione che quella è una risposta sistemica, non un provvedimento passeggero. Da noi, invece, il governo presenta la legge finanziaria ed il Parlamento la discute e cambia entrando dentro la sala macchine e sostituendo un pistone con una biella, una candela con una coppa dell’olio. Comportamento insensato. Sconosciuto ad altre democrazie europee dove il governo non mette la fiducia sulla legge finanziaria per la semplice ragione che è inemendabile. Prendere o lasciare, il che significa: approvare, o cambiare governo. Che è assai più razionale.

La barca degli italiani, dunque, si appresta ad entrare nella bufera non solo appesantita da un debito enorme, che è come una zavorra non saldamente legata, quindi potenzialmente in grado di sfondare lo scafo, ma, per giunta, con il ponte di comando dove il timone è in mano ad un’assemblea, che ha il potere di ruotarlo un po’ di qua ed un po’ di là. E non basta, perché se si guarda il merito dell’emendamento che ha sconfitto il governo si ha la sensazione di vivere fra i matti. L’argomento del contendere è la possibilità, nel processo civile, di ricorrere in cassazione se vi sono state due sentenze conformi, diciamo uguali, in primo e secondo grado. Un bel tema, se non fosse che con la finanza c’entra come i cavoli a merenda. A meno che non si voglia sostenere che è coerente con il tema della finanziaria tutto quel che costa o fa risparmiare, nel qual caso si possono stendere testi mostruosi ed onnicomprensivi, come, in effetti, accade da molti anni. Uno scempio.

Ecco, è con queste strutture istituzionali, con questa avvedutezza politica e con questo senso della realtà che ci apprestiamo a vivere tempi difficili. Poi, per carità, si può anche sostenere che sono tutti sintomi di fantasia e vitalità. A me sembra un monumento all’incoscienza.

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