ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Napoli e la sua rivoluzione della legalità

Il Paese dei “pupazzi impiccati”

Napoli e la sua rivoluzione della legalità

L’Italia passa dal declino al degrado istituzionale, politico ed economico

di Davide Giacalone - 15 gennaio 2008

Trattare e smaltire i rifiuti è un affare, ci si guadagna. Tedeschi e svizzeri accolgono la nostra spazzatura, i francesi si candidano a gestirla, non perché sono buoni, ma perché siamo scemi e li paghiamo puzzolentemente. Prodi invita al soccorso fra regioni, alla solidarietà, al volemose bene, ma non sa quel che dice. In Campania, ed in Italia, si faranno meno scuole, ospedali, porti, strade e ferrovie perché i soldi se ne sono andati per rimediare alla criminale insipienza di un’intera classe dirigente. Dice Veltroni che Bassolino deve restare al suo posto, in questa fase. Posto che la “fase” dura da un quindicennio, ogni giorno che passa senza la cacciata è un giorno in più che condanna il meridione ad essere l’ambiente naturale per i profittatori e gli incapaci. Un bubbone.

Napoli attende la sua rivolta civile, la sua rivoluzione della legalità. C’è il riassunto della follia collettiva nell’esercito che scorta il pattume e lo imbarca sui traghetti. Queste tattiche meramente dilatorie non fanno che accrescere il dramma. Così come i suoi costi. In una zona in cui la spazzatura non si raccoglie, le discariche ufficialmente utilizzate sono illegali o irregolari e gli impianti non funzionano, i responsabili dovrebbero sentire su di sé l’alito della galera, non il dilemma se dimettersi e godere i soldi immeritatamente accumulati. Fin quando la legalità sarà la chimera dei fessi Napoli affogherà nella parte peggiore di sé. Il sud dell’Italia sarà il peggio che la storia ci ha consegnato. E gli italiani tutti ne faranno le spese. Il resto, il meglio e le persone per bene, resteranno inerti, a galleggiare curando il proprio particolare. Rassegnati al degrado, tolleranti verso la criminalità, per potere difendere qualche piccolo, o grande, privilegio.

L’Italia passa dal declino al degrado, sperando che Napoli sia un caso isolato, etnico, vernacolare. Invece è un caso istituzionale, un’infezione dove prosperano mali diffusi, come la violenza senza più neanche ideologia e la forza economica della criminalità, senza più neanche gerarchia. Mi ripugnano, naturalmente, i pupazzi impiccati. Però, se Bassolino, Iervolino ed i loro pari non hanno occhi per vedere, allora sono meno che fantocci, ma l’odierna incarnazione di quel che, a noi meridionali, fa orrore del meridione.

Pubblicato su Libero di martedì 15 gennaio

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario