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Public Policy

Emergenza nazionale, non regionale

Napoli com'è

E' possibile uscire dalla tenaglia immondizia-camorra? E se sì, come?

di Elio Di Caprio - 08 gennaio 2008

Lo scrittore Ermanno Rea si chiede se la tragedia di Napoli sommersa dai rifiuti sia un problema nazionale e non più regionale. Dovrebbe essere a rigor di logica anche un problema della Lega, ma il solito Calderoli si è subito affannato a dire che Napoli non è Italia (e tanto meno l"Italia del nord). Lo sapevamo già. Ma poi del degrado della capitale partenopea ora venuto visibilmente alla luce nessuno è responsabile, nè il Comune, né la Regione, né lo Stato. A cosa sono servite allora le Regioni che in nome della sussidiarietà dovrebbero essere le prime a risolvere i problemi locali avendone conoscenza diretta e a che serve il Ministero dell"Ambiente creato negli ultimi decenni per coordinare, prima con pochissimi poteri e ora con enormi poteri di interdizione, gli interventi di ordine ambientale per l"intero Paese? Si sentono allocuzioni incredibili : ci voleva ed è mancata una “politica dei rifiuti” per Napoli. Ma da parte di chi? E la politica anti camorra dove la mettiamo? Non ne era una precondizione? All"estero sanno cosa è Napoli, ma nulla sanno dei Bassolino e delle Iervolino, delle faide interne, del palleggio delle responsabilità tra enti locali e governo nazionale. Prevale l"immagine livida dei cumuli di immondizia incendiati, dei bagliori sinistri che fanno paragonare la città partenopea alla Bagdad lasciata a se stessa, senza autorità che non sia quella di occupazione, devastata dalla guerra civile. Come ormai succede a getto continuo per i tanti problemi della nostra collettività mai risolti e puntualmente proiettati alla ribalta con la cultura dell"emergenza per far fronte a situazioni non più sostenibili, al cittadino comune non resta che farsi una sommaria idea delle responsabilità e delle soluzioni possibili, tra l"alluvione di informazioni deformate e interessate e la caccia a capri espiatori che non vengono mai alla luce. Al di là delle polemiche strumentali una cosa è certa e grave. Se un commissario straordinario per l"emergenza rifiuti a Napoli - commissario, si badi bene, statale e non regionale - in quindici anni non è riuscito a venire a capo del problema e si ammette tranquillamente che la camorra è un potere condizionante ed imprescindibile che si è ampiamente inserito in tutte le fasi della catena che dovrebbe portare dalla raccolta e trasporto allo smaltimento dei rifiuti, ciò testimonia che non è stato posto un limite al degrado neppure ricorrendo ad uno strumento straordinario come quello del commissariamento. Colpa del centrosinistra governante o del centrodestra che ha già governato? Forse di entrambi. Vien da pensare che andrebbe commissariata l"intera classe politica partenopea. Ma intanto l"impotenza a decidere del sistema politico nel suo insieme ha fatto la sua nuova vittima, è il mal sottile che corrode da anni la convivenza civile e genera un senso di sfiducia e di abbandono, a Napoli ed oltre Napoli. Come se non bastasse ci ritroviamo come Ministro dell"Ambiente un personaggio come Pecoraro Scanio che immobilizza ogni intervento di politica energetica o ambientale in nome del fondamentalismo “verde” quando ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che qualsiasi misura di carattere energetico o ambientale non è una scelta tra il bene e il male, ma tra il peggio e il meno peggio o comunque non è mai una scelta a costo zero. Ciò vale sia a livello locale che nazionale. Questo l"hanno capito in tempo in tutti gli altri paesi europei, tranne che in Italia. Il grosso rischio è - le emergenze non sono destinate a finire con il caso Napoli - che di questo passo a fare le spese dei problemi irrisolti sarà l"ordine pubblico e quel tanto di coesione nazionale che ancora serve per risollevare il nostro Paese dalle secche in cui è caduto.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario