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La classe dirigente italiana a un bivio

Mummificazione per contratto

Occhi bendati e orecchie tappate, solo la bocca aperta. Per straparlare

di Davide Giacalone - 22 gennaio 2008

Occhi bendati ed orecchie tappate, solo la bocca aperta, per straparlare. La classe dirigente italiana si sta riducendo così, e ne è sintomo il corale festeggiamento per un orrendo contratto dei metalmeccanici. Al governo, o, meglio, a quella roba che sta lì e non governa, dicono: siamo soddisfatti, grande passo in avanti, ora ci occuperemo della produttività. Che è come fare il pedicure ad un malato di cuore, e quando ha finalmente un bel piedino affusolato dire: ora occupiamoci dell’infarto. Lo sanno tutti che è un contratto fuori dal tempo e dal mondo, ma ciascuno sparge la propria manciata d’incosciente ipocrisia, per portare a casa la propria fetta d’inconsistente successo.

I sindacati festeggiano, ma i lavoratori sono fregati. Ancora una volta si ritrovano ad essere tutti uguali, mettendo i ceppi ai piedi di chi vuole lavorare e guadagnare di più. In questo schema il sindacato ha il massimo potere ed il lavoratore la minima libertà. Prenderanno anche un premio economico perché il contratto biennale, dopo una trattativa di nove mesi, ne durerà trenta. Un formale uso dei soldi (pochi) per bloccare il cambiamento. L’industria ci rimette, perché la stragrande maggioranza delle imprese metalmeccaniche sono piccole o piccolissime, il che non è necessariamente e schematicamente un bene od un male, ma, certo, se quando si tratta di fare i contratti s’ingessa tutti allo stesso modo e si umiliano elasticità e premi alla produttività, restano solo i difetti del nanismo. Confindustria finisce con il rappresentare interessi in conflitto fra di loro, e si vede. Al governo, invece, basta campare, e promettendo di usare il fisco per favorire gli accordi, ma con un prelievo complessivo che continua a crescere, prende in giro tutti. Quei lavoratori che incasseranno un arcaico aumento s’accorgeranno presto, essendo anche consumatori e cittadini, che una porzione consistente se ne andrà in tributi diversi.

Il resto d’Europa si sforza di conciliare la storia e la realtà del proprio stato sociale con le sfide di un mercato sempre più aperto e con nuovi protagonisti, cerca di far convivere l’abitudine al benessere diffuso con l’attitudine a produrre ricchezza. Da noi non ci si sforza, si galleggia. Qui, senza politica, senza coraggio e senza idee, speriamo solo di mummificarci.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di martedì 22 gennaio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario