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Le pressioni russe accelerano l’integrazione

Motore a gas per gli Stati Uniti d’Europa

Un’occasione per far rifiorire lo spirito europeista dopo i ‘no’ alla Costituzione

di Paolo Bozzacchi - 25 gennaio 2006

Grazie Putin. A buon rendere. Con le pressioni sul fronte della distribuzione del gas, il Presidente russo potrebbe aver fatto un grosso favore all’Europa e al suo cammino verso un federalismo compiuto. Dopo la seria battuta d’arresto al processo d’integrazione dell’Unione europea in seguito ai ‘no’ referendari alla Costituzione di Francia e Olanda, infatti, l’emergenza energetica di queste settimane ha permesso agli Stati membri di compattare ulteriormente i ranghi dopo l’accordo sul bilancio concluso a fine anno.

Il treno dell’integrazione sembra viaggiare nuovamente a buon ritmo, tanto che i Ministri finanziari dell’Ue hanno dichiarato che presto verrà varata una politica comune in materia energetica, per far fronte ai reali problemi di costi, disponibilità e sicurezza. L’Europa, quindi, risponde alla Russia con più integrazione, e meno peso specifico delle politiche nazionali.

Altrettanti buoni segnali arrivano dalla politica. Giuliano Amato ha scritto nella sua rubrica domenicale su “Il Sole 24 Ore” che “c’è un ritorno di fiamma per le infrastrutture europee, il finanziamento dell’Unione attraverso le imposte indirette, la politica estera (affidata ad un Ministro europeo e alla diplomazia), insieme con le nuove istituzioni per una nuova Europa (un governo, la Commissione, un presidente che potrebbe essere eletto dai cittadini e un Parlamento bicamerale)”. Parole che fanno il paio con quelle del premier belga Verhofstadt, che auspica l’adozione a breve di questi congegni da parte di un core group di paesi, e la seguente creazione di un’integrazione europea costruita sulla base di cerchi concentrici.

Il vero centro dei cerchi europei, rimane a mio parere l’integrazione degli interessi. E’ su questo piano che c’è ancora molto lavoro da fare a Bruxelles, anche perché i dossier davvero delegati dai governi nazionali alle Istituzioni comunitarie in questo senso, sono fino ad oggi stati piuttosto marginali. Un esempio su tutti il sistema bancario: non ne esiste uno continentale, ma tanti nazionali.

L’Europa di serie A e di serie B di Verhofstadt, comunque, è il frutto inevitabile del recente allargamento dell’Unione a paesi sostanzialmente non pronti al grande passo, dalle economie che stentano a decollare, oltre che dalle società specchio di democrazie ancora troppo giovani e immature. Non deve essere intesa come una sconfitta, ma il preludio alla costruzione effettiva di un’Europa federale, con un parlamento e un governo eletti direttamente dai cittadini, cui gli Stati nazionali deleghino una parte significativa dei propri poteri effettivi.

Solo così potrà sbocciare una politica economica europea, un vero mercato unico che dia logica all’esistenza della moneta comune e senso compiuto ad una politica estera comune. Grazie Putin. Ce ne era proprio bisogno.

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