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Inutili operazioni di immagine e di potere

Moratti-Brambilla, duello tra ladies

Dietro la concorrenza e la rivalità tra le due ci sono due blocchi sociali contrapposti.

di Giacomo Properzj - 11 giugno 2007

La concorrenza per la leadership moderata tra la Sig.ra Moratti, sindaco di Milano, e la Sig.ra Brambilla, coordinatrice, mi pare, dei circoli di Forza Italia, non è un fatto banale come appare attraverso la televisione e gli articoli di giornale ma dietro c"è qualcosa di più che l"ansia di due signore di prodursi al pubblico e di apparire sui media. La signora Moratti è infatti, come ho detto, il sindaco di Milano ed è il personaggio più eminente di una collettività urbana che arriva ormai ai 7 milioni di abitanti. Essa rappresenta un blocco sociale a forte caratura economica che controlla solamente un"area di 1,2 milioni di abitanti (i confini del Comune di Milano) ma che con un sistema che si potrebbe definire delle scatole cinesi controlla, perlomeno in termini di immagine, tutta l"area metropolitana. Non le sarebbe possibile farlo se gli elettori votassero, come è logico, tutti insieme ma da oltre mezzo secolo le forze moderate si arroccano dietro i confini amministrativi del Comune di Milano per difendersi dalla “cintura rossa” del grande hinterland industriale che li circonda, in realtà l"hinterland rosso non esiste più ma lo stesso rimane l"interesse per cui con pochi voti e molti soldi si riesce a controllare la più importante concentrazione metropolitana del Paese. La Moratti ha speso 8 milioni di euro per la campagna elettorale, il suo concorrente ne ha spesi 600 mila. Il suo ufficio stampa è formato da 30 persone e gli incaricati alla gestione dell"immagine sono consulenti esterni tra i migliori che il mondo pubblicitario italiano riesca a produrre. Con tutto questo non è ancora uscita una proposta politica significativa e molte iniziative preannunciate sono sparite senza lasciar traccia, però questi importanti investimenti nella gestione dell"immagine (nessun sindaco prima di lei aveva investito tanto) sono riusciti quantomeno a narcotizzare l"opinione pubblica cosicchè quasi nessuno ha criticato il fatto che sia stata alla testa di una manifestazione contro la mancanza di sicurezza in città, laddove il sindaco è, dopo il prefetto, il responsabile dell"ordine pubblico e a capo della polizia urbana. D"altronde nella recente trattativa per la fusione dell"azienda elettrica milanese con quella di Brescia, gestita dal sindaco in prima persona, nessuno ha ricordato che la famiglia Moratti è proprietaria di una grande azienda energetica che si occupa anche di elettricità. Tutto mentre imperversava la polemica sul “conflitto di interessi”.

In questo deserto politico la Moratti avanza imperturbabile, cercando di rastrellare la totalità del consenso del ristretto ceto sociale di cui fa parte. Il suo assessore Sgarbi è riuscito a penetrare nel Sancta Sanctorum dei radical chic milanesi, il salotto della signora Crespi, e senza dir parolacce e compiere gesti inconsulti opera per accaparrarsene il consenso. Tutto questo avviene in vista di un possibile abbraccio, non con la modesta Assolombarda cui era precendetemente legato il sindaco Albertini, ma con lo stesso Montezemolo e la Confindustria. Attenzione non si tratta di uno spostamento a sinistra ma una connessione più stretta con il salotto buono, la difesa dei suoi barcollanti interessi post industriali e il controllo del Corriere della Sera. Si tratta di un mondo che non ha mai amato Berlusconi e che l"ha votato solo perchè la sinistra non è mai riuscita ad esprimere candidati credibili. Ma il Cavaliere ha fiutato il pericolo e ha lanciato, tra le gambe di Donna Letizia, la rossa (solo di capelli) signora Brambilla. Questa dispone, per ragioni quasi meccaniche, del consenso della Lega che non può spostarsi a sinistra senza perdere la metà dei voti e che ha trovato in Berlusconi un generoso finanziatore che non troverà nelle file dei tradizionali capitalisti che danno soldi solo a se stessi. Dispone poi, la Brambilla, dell"amicizia di AN che in alta Italia è rimasta tutta missina e che non perdona nel fondo dell"animo alla Moratti di avere un padre partigiano.

Ma la battaglia che si svolgerà sarà impostata tra chi, tra le due, parlerà meno di politica e si occuperà meno dei veri sostanziali, difficilmenti risolvibili, problemi del nord e del conglomerato urbano milanese. Parliamo dei trasporti, dello smaltimento rifiuti, del riassetto urbano, della gestione degli immigrati, della vita culturale, insomma del degrado permanente di un"area in via di deindustrializzazione, con una agricoltura sovvenzionata ma in crisi e servizi disastrati e insufficienti. Lanciata nel girotondo infernale delle televisioni locali e dei rotocalchi di gossip, la Moratti con le sue origini aristocratiche, gioielli e vestiti giusti, non avrà che da perdere difronte alla grande platea piccolo borghese, su cui abbandonati i salotti, dovrà necessariamente affacciarsi. La Brambilla invece che è un personaggio da reality sfonderà più facilmente tenuto conto che il suo problema, lei naturalmente non lo immagina neppure, è quello solamente di creare difficoltà alla marcia strisciante dell"avversaria. La politica dunque, messa in cantina, ritorna ineludibile perchè anche le operazioni di potere accuratamente costruite sulla sola immagine non riescono a realizzarsi se non tengono conto di un contesto politico e sociale sul quale muoversi.

Temo che la Moratti, che era elettrice repubblicana, rimpiangerà l"assenza di “partiti di equilibrio” di centro sinistra che avrebbero potuto dare un senso politico alla sua marcia e con lei anche i grandi dirigenti della finanza milanese che sputano sui partiti ma non hanno saputo sostituirli.

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