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Modesta proposta, in tre mosse, per prevenire...

Alcuni consigli per salvare l'Italia

di Angelo Romano - 07 gennaio 2012

La politica italiana si é andata a nascondere, per viltà ed incapacità, lasciando il fiammifero acceso in mano ad un governo tecnico, composto da "professori" e guidato da Mario Monti, fortemente voluto dal Colle. Il governo dei professori ha subito messo in campo una ricetta tanto innovativa quanto depressiva: aumento delle tasse e delle accise, tracciabilità dei pagamenti in contanti, botte ai pensionati. Inutili ulteriori sacrifici che neanche copriranno l"aumento del famigerato spread e le riduzioni di gettito dovute ai minori consumi. Nulla, per ora, sul fronte del dimagrimento dello Stato, della riduzione dei costi della democrazia, che rappresentano in parte quelli della politica, sul taglio del debito pubblico.

La prima e più salutare cosa da fare era quella di abbattere il debito, partendo dalla cosiddetta "proposta Guarino". Organizzare un fondo, metterci dentro le partecipazioni azionarie dello Stato e buona parte del patrimonio immobiliare, affidarlo a manager capaci di renderlo altamente produttivo, appetibile e trasparente, offrire in concambio quote del fondo ai possessori di titoli di Stato e al mercato Una siffatta operazione avrebbe potuto (e potrebbe) più che dimezzare il debito, evitando inutili ulteriori sacrifici ai cittadini. La seconda: aggredire i costi della democrazia. L"Italia non può più permettersi venti regioni spendaccione e inefficienti (ne basterebbero cinque a scala europea), migliaia di comuni, molti con poche centinaia di abitanti, tutti incapaci di raccordarsi tra loro, attraverso le Unioni di comuni, per ottimizzare spese e servizi (e in questo ruolo le Province potrebbero nascere a nuova ed utile vita), centinaia di Consigli circoscrizionali, autorità cosiddette indipendenti che costano più del Parlamento, decine di enti inutili, migliaia di partecipate assolutamente improduttive, un finanziamento eccessivo dei partiti e i troppi privilegi della "Casta".

La diminuzione del numero dei parlamentari é un falso problema, uno specchietto per le allodole il cui risultato sarebbe solo una lesione della rappresentatività e la creazione di una "Supercasta" ancora più proterva. La terza: dimagrire lo Stato. Nella piccola ma efficientissima, Svizzera lo Stato assorbe soltanto il 10% del Pil, nonostante venti Cantoni e uno Stato confederato, da noi almeno il quadruplo. Fatto questo ridurre le tasse e le odiose accise e liberalizzare, liberalizzare, liberalizzare. Poi eleggere una Costituente per riscrivere la Costituzione e riformare davvero. Solo così non muore l"Italia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario