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Il caso Belpietro è solo la punta di un iceberg

"Minacce di carta"

Una libertà di stampa sempre più imbavagliata

di Paola Nania - 04 ottobre 2010

Il punto è che Maurizio Belpietro non è l’unico. Non è l’unico giornalista a essere minacciato, intimidito, impaurito. E’ solo uno dei pochi di cui si parla. Belpietro come Saviano. Punto.

E invece no. La libertà minacciata, di cui parlano e straparlano quotidiani, radio e tv negli ultimi giorni (dedicando al fatto – terribile, sia inteso – una cinquantina di interviste e riflessioni in 48 ore) non nasce oggi, né ieri, né tre giorni fa. Non nasce insomma con l’uomo nascosto sul pianerottolo di casa Belpietro. Né con le precedenti minacce a Roberto Saviano. La libertà di stampa è minacciata da un bel po’, peccato che nessuno se ne sia accorto.

“Va riaffermata e difesa – si leggeva sabato, sulla prima pagina de La Repubblica – la libertà delle idee, di tutte le idee, la libertà di espressione, la libertà di organizzare le diverse opinioni e le diverse visioni del Paese”. Giusto. Tardi ma giusto.

I giornalisti minacciati sono stati 400 tra il 2009 e il 2010: 68 episodi, in parte individuali, in parte diretti a intere redazioni. Il 100% in più rispetto al triennio 2006-2008. “Una cosa non degna di un Paese civile” dice Alberto Spampinato, quirinalista dell’Ansa, fratello di Giovanni (giornalista ucciso in Sicilia nel 1972) e anima dell’Osservatorio Ossigeno che si occupa proprio di “minacce di carta”.

E continua: “Il mondo politico non se ne occupa, le istituzioni dei giornalisti lo sottovalutano e la società civile lo ignora. Il problema è avvolto in una nube di indifferenza che lo nasconde…”.

Il caso Belpietro ha spezzato quel silenzio. Ma in modo provvisorio, isolato. Scatenando i soloni della libertà di stampa, che oggi, domani, torneranno a ignorare il problema di fondo.

Certo, il direttore di Libero ha un valore simbolico, per così dire, superiore a un professionista di “periferia”. L’uomo con la pistola incarna la paura di anni pesanti, richiama alla mente il corpo appesantito di Walter Tobagi a faccia in giù sul marciapiede di casa sua. Ricordi tremendi, fifa legittima.

Ma quello che ci preme ricordare è che la libertà di stampa andrebbe difesa sempre. Anche quando a farne le spese sono anonimi cronisti di periferia, condannati a parlare di cose scomode.

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