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Un’offesa a tante vittime innocenti

Militanza falsa e faziosa

La stessa mafia traeva beneficio dallo sfruttamento politico delle campagne antimafia

di Davide Giacalone - 16 gennaio 2007

Per anni ho scritto contro i cortei che solcavano le strade di Palermo, organizzati con la pretesa di ricordare Falcone e Borsellino, onorandone la memoria, ma in realtà guidati da quelli che dei due furono avversari. Questa, come tutto lo sfruttamento politico delle campagne antimafia, a me sembrava una bruttura culturale ed una deficienza politica. Apprendo, adesso, che in quel brodo sguazzava la mafia stessa, traendone non poco beneficio.

Fa impressione sentire il ministro Mastella delineare la figura di un imputato in un processo per mafia, accusato di avere fattivamente collaborato con mafiosi del calibro di Bernardo Provenzano, come quella di un giovane impegnato a lottare contro la mafia. Consegnò anche un premio a Raul Bova, complimentandosi per i personaggi che portava sullo schermo ed esaltandone il ruolo educativo. La militanza antimafiosa (a chiacchiere e con pubblicità) era la copertura del mafioso. E c’è di più. Fa ancora più impressione quel che dichiara un pentito, secondo il quale fare affari con una determinata società, e con un determinato signore (oggi imputato) era da considerarsi “cosa sicura”, perché quelli facevano capo ai comunisti. Già, perché se nei confronti di altre sponde politiche il sospetto di contiguità mafiosa è sempre giustificato, anche quando inesistente, nel caso di certa sinistra è sempre ingiustificato, anche quando esistente. Il che, a parte ogni altra considerazione, è un’ulteriore offesa postuma a uomini come Pio La Torre, che fu comunista, dalla mafia fu ammazzato, ma aveva anche denunciato le contaminazioni interne alla sua parte politica.

Tutto questo dovrebbe servire a mandare nell’archivio degli orrori non certo la politica e la cultura antimafia, ma la sua vulgata demenziale e faziosa, che ha occupato la scena per tanti pessimi anni. Voltare pagina servirebbe a dare l’impressione che si è capita, con venti anni di ritardo, la lezione di Leonardo Sciascia, senza su quella speculare occupando la duplice scena di chi ieri lo insultava ed oggi se ne pente. Leggo che Leoluca Orlando intende candidarsi, per la sinistra, alla sindacatura di Palermo. Un’occasione d’oro, per la sinistra, rigettando tale candidatura, per dimostrare che si può sempre sbagliare, ma non rifacendo sempre gli stessi errori. E già che ci si trovano si domandino: che ci fa Orlando nel governo Prodi?

www.davidegiacalone.it

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