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Il ritorno alla dracma sarebbe una catastrofe non solo per la Grecia, ma per l’intero Eurosistema

di Angelo De Mattia - 27 aprile 2010

Le procedure di erogazione del finanziamento alla Grecia vanno accelerate. Il tempo è fondamentale nell’erogazione del prestito Ue-Fondo monetario internazionale che è stato attivato dal governo greco, come è stato sottolineato nei giorni scorsi da Mf-Milano Finanza e come è sostenuto da esponenti, pubblici e privati, autorevolissimi. Eventuali ritardi e formalismi procedurali sarebbero gravi. E, tuttavia, sembra che si faccia del tutto per porre nuovi ostacoli, mentre in Grecia divampa un forte conflitto sociale, difronte al quale l’esecutivo non mostra però segni di cedimento, nonostante che la maggior parte delle responsabilità di questa vicenda siano del precedente governo.

Il ritorno alla dracma sarebbe una catastrofe non solo per la Grecia, ma per l’intera Europa. La Banca centrale ellenica non si deve preparare a riesumare i cliché per la stampa delle proprie banconote come aveva previsto per l’Italia Milton Friedman, smentito però dai fatti. E la posizione della tedesca Csu che vuole l’uscita della Grecia dall’euro rasenta l’irresponsabilità; soprattutto se si tiene conto che in questo momento, dopo tanti ritardi e indecisioni, scattata la richiesta greca di attivazione del prestito di 45 miliardi di euro, occorrerebbe offrire l’immagine della coerenza da parte dei paesi dell’Eurosistema che , a suo tempo, si sono impegnati per la concessione del finanziamento.

E, invece, anche da parte del più responsabile ministro tedesco delle finanze, Wolfgan Schaeuble, che pure si oppone all’espulsione dalla moneta unica – cosa, peraltro, giuridicamente impraticabile, ostandovi le previsioni del Trattato – si aggiunge, poi, che la erogazione del prestito dovrà essere interrotta se il governo ellenico non conseguirà gli obiettivi di riduzione del deficit e del debito concordati: affermazione corretta in via di principio,ma, pronunciata in queste ore, acquista tutt’altro sapore.

Del resto, la stessa Cancelliera Angela Merkel non manca di ribadire con forza la necessità di ulteriori verifiche sull’osservanza delle previste condizioni prima di passare all’effettiva concessione del finanziamento. L’abbandono della moneta comune colpirebbe innanzitutto i crediti delle banche europee, in particolare di quelle tedesche esposte per somme non trascurabili, e innescherebbe un effetto di contagio pericolosissimo che toccherebbe altri paesi con problemi di finanza pubblica.

Si determinerebbe una situazione di forte instabilità nell’Ue; si aprirebbe la strada perché, in futuro, casi di crisi, anche inizialmente senza rischi sistemici, rechino con sé l’ipotesi della fuoriuscita di questo o quel paese dalla zona-euro; muterebbero, di fatto, le regole del gioco , che risulterebbero violate sin dall’inizio con un’uscita dal Sistema europeo non consentita, come accennato, dal Trattato regolatore.

Sarebbe un altro mondo e risulterebbero puri vaniloqui i discorsi sulla necessità di progressi del processo di integrazione. In questa situazione, si può dire che deviante non sia solo la Grecia, ma lo sia anche,con riferimento alla coesione e alla solidarietà che devono informare l’agire dei membri dell’Unione e dell’Eurosistema, anche la Germania.

E’ preoccupato, il governo tedesco, della scadenza del 9 maggio, che sembrerebbe ormai rappresentare quasi un incubo, essendo incerto il risultato delle elezioni regionali nel Nord Reno – Westfalia? Certamente , la prospettiva di questo evento pesa non poco. Ma non basta a spiegare le convulsioni e gli irrigidimenti delle posizioni sulla crisi greca, che fanno dire al partito di minoranza – la Spd – che si tratta di una gestione miserabile della crisi stessa.

Al fondo, vi è una inaccettabile visione, non coerente con quella degli altri partner, del ruolo dell’Ue, che, per esempio, porta settori non irrilevanti della società tedesca a pensare di adire immediatamente la Corte costituzionale perché, nella specie, si tratterebbe di un salvataggio, concretantesi in un aiuto, vietato dal Trattato: quando, all’opposto, norme alla mano, non è assolutamente vero che quest’ultimo impedisca interventi di sostegno finanziario nei casi di crisi straordinarie è non è altrettanto vero che si tratti di un aiuto, essendo, invece, un finanziamento, per di più regolato a un tasso non di favore.

Questa visione è legata alla nostalgia, mai del tutto superata, del marco e, al tempo stesso, alla dimenticanza dei momenti nei quali, a partire dall’unificazione dei due stati, la Germania ha beneficiato dell’essere parte dell’Europa. E’ una visione che si esprime ,indirettamente, nella pretesa di avere alla testa della Bce, quando si concluderà il periodo statutario di Jean-Claude Trichet, il presidente della Bundesbank, Axel Weber, quasi un intento di realizzare una grande Bundesbank e di applicare l’inflessibile rigorismo della banca centrale tedesca nell’Istituto monetario di Francoforte.

Una posizione, arrogante, che sorvola sulla maggiore credibilità internazionale di Mario Draghi e resta inaccettabile per l’ltalia, se non si vogliono subire diktat irresponsabili. Un complesso di concezioni, dunque, di sentimenti e di aspettative su cui il governo germanico dovrebbe esercitare un’azione razionalizzatrice ed egemonica, invece di andare dietro, pedissequamente, al corporativismo nazionale di cortissimo respiro. Su tutto ciò sarebbe necessario un chiarimento.

Se è vero che la Grecia dovrebbe integrare la sua manovra stabilizzatrice con ulteriori misure in campo previdenziale e in materia di decurtazione di salari e stipendi, è pur vero che non ci si può spingere a tal punto da stremare definitivamente l’economia ellenica e renderle impossibile anche la prospettiva di rimborso del prestito, infuocando la conflittualità sociale.

Rigore nelle condizioni da osservare non significa affatto dissanguamento, magari perseguito con l’obiettivo di concludere che non sono state osservati i vincoli predeterminati e, quindi, legittimare la sospensione dell’erogazione. La verifica delle condizioni deve essere rapida. Si può confidare, per la parte che concerne il prestito Ue, nelle capacità tecniche e nella terzietà della Bce di Trichet.

Sia, dunque, la Banca centrale a imprimere la necessaria accelerazione, per prevenire le negative risposte dei mercati e i riflessi internazionali di condotte ambigue e dilatorie. Se la casa del vicino brucia – per riprendere il parallelo del Ministro Tremonti – è necessario intervenire in sostegno, ma non certo quando della casa resta poco, perché molto è stato divorato dalle fiamme.

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