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Le forze politiche agiscano in Parlamento

Meridione, ritorno alla legalità

Contro la criminalità il primo impegno è la difesa della giustizia

di Davide Giacalone - 27 maggio 2008

Toccherebbe ad un meridionale fondare il partito dell’ordine e della legalità, sperando d’avere adepti per ogni dove, senza confini politici o geografici. E’ al Sud che la trasformazione dei cittadini in plebe ha il colore della marmaglia mobilitata a difesa dell’indifendibile. Visto, però, quel che succede al Pigneto romano, visto lo straparlare di zingari e rumeni, visto il rondismo che certifica la paura senza aumentare la sicurezza, è evidente che la realtà del declino economico innesca ovunque il degrado civile. Toccherebbe ad un meridionale, comunque, perché qui la cancrena avanza, qui lo Stato si decompone.

Guardando avanti, si deve chiedere, mentre si scavano le buche delle discariche, che si garantisca, anche con l’esercito, la liceità di quanto vi sarà gettato, evitando d’essere il modo occulto per diminuire i costi industriali del Nord. E si devono chiedere investimenti e tempistiche serie per la creazione d’impianti di smaltimento, perché il pattume sia un affare onesto e non criminale. Guardando ancora più avanti: diverso costo del lavoro, fiscalità di favore per far emergere una solida economia nera, infrastrutture per il turismo. Una cosa prima delle altre: legalità. La bancarotta giudiziaria trasforma il Sud in una giungla delinquenziale. Le forze politiche che vogliano essere credibili al Nord agiscano al Sud, quelle che vogliono il bene del Sud agiscano in Parlamento, restituendo credibilità ad una funzione essenziale dello Stato.

Fossi capo di quel partito conoscerei i nemici. I criminali, certo, da mandare in galera, ma anche il tessuto civile inquinato, che attende le villette edificate grazie alla legge del fucile, la borghesia smidollata che ciuccia privilegi ed inciucia amicizie bassoliniane, o che, anche solo, è incapace di rivolta morale, di dire che Bassolino e Iervolino devono andarsene. Subito. Senza cultura e senza palle, nella Napoli che conta (i soldi). Sono nemici anche quelli che fingono di ricordare Falcone, sperando che se ne dimentichi la vera storia. Quelli che: “sono siciliano ma non mafioso”. La ricca isola arranca, grazie anche ai parolai. Sono nemici i gruppi calabresi che inseguono i soldi della sanità, veleggiando in una politica senza etica. Troppi nemici? Già, è per questo che la “questione meridionale” è ancora lì.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario