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L’Italia è il Paese che spende di più

Meno soldi alla giustizia?

Sì al taglio delle spese, perché la bulimia giudiziaria deve essere combattuta con ogni mezzo

di Davide Giacalone - 10 settembre 2007

La fortuna mi assiste, concedendomi un esempio del perché questo è il Paese della Malagiustizia. Devo ringraziare il “Capo del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi”, qualifica che cito fra virgolette perché non vorrei mi si attribuisca il cattivo italiano. Faccio un passo indietro: abbiamo documentato come e perché l’Italia è il Paese europeo (a parte la Germania, che eredita i costi di due nazioni) che spende di più per la giustizia e riceve il servizio peggiore. Dati incontestabili. Poi è arrivato il Libro Verde del Tesoro e la nostra analisi è stata confermata. Morale: per far funzionare meglio la giustizia si deve spendere di meno. Qui arriva Claudio Castelli, citato capo. Egli è un magistrato, chiamato al ministero da Mastella. Prima è stato membro del Csm, dirigente dell’Anm, segretario generale di Magistratura Democratica. Essendo bravissimo, e non dormendo, faceva anche il giudice. Oggi è ancora magistrato, ma non fa il magistrato. E’ la rappresentazione fisica di una delle cose che non vanno. E veniamo a quel che sostiene.

Non è vero che spendiamo troppo, dice, perché ci si dimentica che abbiamo il triplo della cause civili di Francia, Germania e Spagna. Bravo, e perché? Gli sfugge l’evidenza: dato che la giustizia non funziona anche chi ha torto fa causa, così ferma chi ha ragione e si perdono gli anni, inoltre è caduta in desuetudine la contestazione di “lite temeraria” e le cause spuntano come funghi. Dal 1990 la spesa è aumentata del 140% e così continuando a finanziare la baracca arriveremo al punto che tutti saremo in causa senza mai giungere a sentenza. Castelli aggiunge che il governo sa bene dove si potrebbe risparmiare, ma non procede perché non ne ha la forza. Ragione per cui, conclude, si deve aumentare la spesa in modo da non bloccare la giustizia. Noi speriamo avvenga l’esatto contrario.

La bulimia giudiziaria non deve essere assecondata, ma combattuta. I soldi che si gettano in quella fornace sono in gran parte sprecati, ed è un trucco ed un ricatto puerile sostenere che se si tolgono i soldi chiudono i tribunali. Sono già chiusi: due mesi per ferie ed il resto dell’anno per inefficienza. Il sistema ha bisogno di riforme profonde, che consentano di investire. Quel che c’è non vale quel che costa.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di domenica 9 settembre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario