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Elezioni tedesche

Meglio la grande coalizione

La Merkel verso il terzo mandato. Ma la fortuna della Germania in questi anni è stata la Grosse Koalition

di Enrico Cisnetto - 20 settembre 2013

Peer Steinbrueck non è Gerhard Schröder. Ed è per questo che il candidato socialdemocratico tedesco perderà le elezioni di domenica 22 settembre, lasciando campo libero alla signora Angela Merkel. Il tema, però, è un altro: di quanto vincerà la Cdu-Csu? E di quanto e a favore di chi perderà l’Spd? Perché se sia la vittoria democristiana che la sconfitta socialdemocratica fossero contenute, allora si potrebbe profilare il ritorno di quella Grosse Koalition che è stata la fortuna della Germania nel corso della 16ª legislatura del Bundestag, tra il novembre del 2005 e l’ottobre del 2009. Se, invece, il distacco fosse netto o se altre formazioni politiche romperanno il duopolio politico tedesco, che dura dal dopoguerra, allora si tornerà ad un governo non dissimile da quello in carica.

Cosa cambia per l’Europa e per noi in particolare? Moltissimo. Perché se a Berlino ci fosse la “coabitazione”, allora è sperabile che alcune decisioni difficili da far digerire ai cittadini tedeschi – ma necessarie per la sopravvivenza della moneta unica e la continuità dell’eurosistema – verrebbero comunque prese, mentre nell’altro caso la politica tedesca sarebbe certamente più cristallizzata. Sia chiaro, io non appartengo alla schiera degli italiani che hanno fatto proprio l’antimerkelismo, di destra e di sinistra, che alligna in Europa. Anche perché, nella stragrande maggioranza dei casi, trattasi di posizione di comodo, di alibi per evitare di fare i conti con le proprie contraddizioni e lacune. Quindi, chi accusa la “formica” perché in questi anni ha vissuto allegramente da “cicala”, non ha legittimità a fare propria la linea più keynesiana e meno filo-austerity che pure può essere opposta a quella tenuta dalla cancelliera tedesca fin qui. Ma, appunto, questo non vuol dire che una correzione significativa a quella politica solo restrittiva non possa e non debba essere fatta.

Il tema del cambiamento di passo, peraltro, va posto a tutti i paesi continentali e all’Europa in quanto tale. Anche perché siamo il 7% della popolazione mondiale, rappresentiamo il 25% della produzione totale e spendiamo il 50% di quanto il pianeta faccia per il welfare. Evidente che la risposta a questa contraddizione debba essere data al più presto. Meglio se a darla, da Berlino, Merkel e Steinbrueck parlano all’unisono. (twitter @ecisnetto)

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