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La partita Telecom: chi farà la prima mossa?

Mediobanca-Intesa, un accordo mancato

Cosa bolle in pentola? E intanto lo scacchiere delle nomine rimane bloccato

di Alessandro D'Amato - 11 luglio 2007

Tutto fermo, in attesa che i veti incrociati vengano sciolti. E da Telefonica arriva qualche segnale di nervosismo. La nomina di Gaetano Micciché, direttore corporate di Intesa-San Paolo, al posto del pirelliano Luciano Gobbi, nel cda, è il segnale che l’insediamento di Telco e l’uscita di Tronchetti dal capitale di Telecom è ancora in alto mare. E la motivazione della situazione di stallo risiederebbe nella difficoltà a trovare un accordo tra Mediobanca e Intesa. Non è un mistero che Geronzi abbia una gran fretta di trovare i nomi giusti per garantire il ricambio del management e dare un segno di discontinuità rispetto alla gestione Pirelli.

Ma è anche vero che la semestrale che il cda approverà il 24 luglio contiene risultati in linea con gli obiettivi, e questo non può non essere un punto a favore di Renato Ruggiero, che si preparerà alla battaglia per la difesa del suo posto forte anche dell’appoggio di Tarak Ben Ammar. E rimane comunque aperto il caso Carlo Buora: la sua rimozione, voluta più di tutti da Bazoli, sembra essere resa impossibile da un contratto di cinque anni. Con una clausola di non concorrenza pari a 22 milioni di euro. Ecco quindi che lo scacchiere delle nomine sembra essere totalmente bloccato, e nessuno riesce a fare la prima mossa – che permetterebbe, come in un domino, di dare il là tutte le altre. Tra i tanti nomi circolati negli ultimi tempi, il toto-nomine vede tornare di moda il nome proprio di Guido Rossi e, per la carica di ad, quello di Vito Gamberale. Spinto da ambienti politici, ma anche da alcuni dei maggiori azionisti, che però dovranno fare i conti con la frattura, mai sanata, che Don Vito ha avuto con i Benetton ai tempi della sua uscita da Autostrade.

Ma altri problemi potrebbero arrivare dal ruolo degli spagnoli di Telefonica. Cesar Alierta, in un’intervista al Financial Times, ha mandato ieri un segnale forte: “Non escludo, in futuro, un’acquisizione di Telecom”, ha detto al quotidiano inglese. Ma anche altro, e cioè che la decisione di entrare nella partita di Telecom è stata una mossa difensiva per bloccare il messicano Carlos Slim. Il quale avrebbe fuso la sua Claro con Tim Brazil, causando uno “scenario da incubo” per il mercato sudamericano. Adesso Telefonica ha chiesto a Portugal Telecom di venderle il suo 50% in Vivo, l’operatore sudamericano che i due controllano pariteticamente, e i portoghesi dovranno rispondere entro agosto, ovvero quando gli spagnoli saranno definitivamente in Telecom. Ma per fine agosto si conosceranno anche gli orientamenti dell’antitrust brasiliano.

Se arrivasse una (improbabile) bocciatura, saremmo in presenza dell’unico evento, contemplato dal contratto di Telco, che potrebbe far saltare l’accordo tra i soci. Ovvero, l’imposizione di condizioni o prescrizioni da parte di un’autorità, al di fuori della Ue, che non possano essere soddisfatte entro fine ottobre e dalla sola Telefonica. E allora ecco che l’accordo tra i soci potrebbe saltare, e trasformarsi in una serie di accordi commerciali tra Telefonica e Telecom. Per ora, soltanto ipotesi.

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