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Occorre ritornare al concetto di nazione

Mastella e il feudalesimo all'italiana

Antonio Gesualdi replica a Elio Di Caprio sulla logica medievale della politica nostrana

di Antonio Gesualdi - 19 dicembre 2006

L"amico Elio Di Caprio, più o meno ironicamente, ha sottolineato che è "il momento di Clemente Mastella". Su Mastella l"ironia è semplice: è un ex democristiano mai pentito, è stato nel centro-destra così come nel centro-sinistra, valavassore di De Mita o ora vassallo di se stesso a Ceppaloni e dintorni, ministro della Giustizia, laureato in filosofia (ma pure Bersani è laureato in filosofia e Ciampi è laureato in letteratura!), impertinente quanto basta con la sua filosofia, appunto, del tatticismo degli schieramenti e delle ricompense politiche.

Mastella è sindaco nella provincia di Benevento. Per chi l"avesse dimenticato; Spoleto e Benevento furono gli unici territori italiani che si autogovernarono durante il crollo dell"Impero romano d"Occidente fino al dominio longobardo. Dunque Mastella viene da lontano. Ora sentir dire da Mastella che in Italia la lotta politica è una questione tra feudatari non mi pare né qualunquismo, né un errore. E" la realtà. Negli anni ottanta abbiamo impiegato i migliori cervelli tra i nostri costituzionalisti perché ci dicessero che il sistema delle preferenze era deleterio e alimentava queste politiche di corruzione e di vassalli e valvassori e oggi la critica più feroce che si fa all"attuale legge elettorale è che sono state eliminate le preferenze! Siamo sempre lì.

Non esistono "grandi questioni" di politica se non nelle ideologie e nelle teorie. Ma le ideologie e le teorie prevedono morti e feriti. La politica si esprime nel voto segreto (non nel sondaggio!) del singolo cittadino che, appunto, vota in base all"esperienza concreta. I nostri concittadini di Ceppaloni (o dell"Udeur) votano in base alla loro vita quotidiana non in base ad un astratto idealismo. Il voto, infatti, è in un luogo ben preciso ed è riferito a una rete di persone ben precise. Se in quella rete e in quel luogo nasce e cresce un Mastella ci saranno pur delle ragioni. Forse dovremmo smettere di pensare che la Politica è fatta dai singoli uomini. Anzi quei singoli sono solo dei "poveretti" che, in cambio di qualche privilegio di status, spingiamo a non occuparsi della propria vicenda personale, ma delle questioni generali. Motivo per cui, spesso, i politici sono "senza un mestiere".

E" vero, poi, che il voto deve essere sintetizzato nella Politica "alta", ma questo lo si può fare quando si è usciti dalla sopravvivenza. Ma oggi il nostro sistema - e la vicenda delle modifiche costituzionali a maggioranze semplici, del riconteggio delle schede, degli errori dei sondaggi, dell"attacco, insomma, più o meno diretto al suffragio universale - non può certo dirsi stabile. Quanto agli altri stati europei non vedo grandi esempi: i tedeschi non sono ancora riusciti a fare, politicamente, di Berlino una città unita. A est gli "ossi" votano comunista (e quindi presumo che ci siano i "ras" di sinistra) e a ovest i "wessi" votano per gli altri partiti (e quindi i "ras" berlinesi di mentalità occidentale). In Francia la lotta interna nel Partito socialista ha tenuto banco tutta l"estate scorsa, fino a ieri, prima di arrivare alla candidatura Royal. E ci si è arrivati a botta di sondaggi, autocandidature e autorinunce, non di Politica "alta". In Spagna Zapatero ha vinto non grazie ad Al Qaeda, ma grazie al patto con gli autonomisti-indipendentisti bachi e catalani. Come a Benevento anche lì la vicenda è vecchia e risale all"invasione dei visigoti. Insomma, caro Elio, se devo scegliere tra quello che chiami "lo standard europeo" - che non vedo proprio - e quello della Lega Nord o del "feudatario" Mastella, non scelgo nessuno dei due. Ma il primo è astratto, il secondo è concreto. Per quanto posso suggerisco di rimanere ancora attaccati all"idea che occorra ritornare al concetto di Nazione (o di Patria, se ti piace di più), ad una comune credenza collettiva nazionale, e quindi - per far fronte alla mondializzazione - agli Stati Uniti d"Europa. Fino ad allora avremo sempre più Mastella e sempre meno l"Italia politica che ci piacerebbe.

P.S. La settimana scorsa in Belgio c"è stato un dramma nazionale perché la rete pubblica RTBF ha interrotto i programmi dicendo che "le Fiandre hanno proclamato l"indipendenza". Era un bufala tipo quella dei marziani di Orson Welles, ma i belgi c"hanno creduto. Lì tra fiamminghi e valloni il nervo è molto scoperto... altro che Europa. I consevatori inglesi hanno proposto di togliere ai parlamentari scozzesi il diritto di voto sulle materie che riguardano l"Inghilterra. Sostengono che è una questione di reciprocità visto che con la devolution del 1998 Edimburgo ha ottenuto poteri esclusivi su istruzione, sanità e trasporti. David Cameron ha detto: «Non faremo retromarcia, anche se naturalmente cercheremo di non provocare stupide liti nazionalistiche». Se con questi concetti di globalizzazione, Europa unita, libero mercato, cancelliamo le Nazioni la risultante sarà sempre tanti Bossi e tanti Mastella. E non solo in Italia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario