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Le menzogne del PD e del governatore del Lazio

Marrazzo: dalla sospensione alla decadenza

Torniamo alle cose serie. Chi sa solo galleggiare nel trogolo, si tolga di mezzo

di Davide Giacalone - 27 ottobre 2009

Piero Marrazzo dice di se che ha sbagliato, cedendo ad una debolezza personale. I suoi compagni di schieramento dicono di lui che ha fatto bene, che s’è comportato in modo esemplare, perché si è dimesso. Due bugie, due ipocrisie, due depistaggi che produrranno altra confusione, che allontaneranno da quel minimo di etica pubblica di cui si sente tanto il bisogno.

Marrazzo ha sbagliato, perché da eletto, da uomo delle istituzioni e da pubblico ufficiale, aveva il dovere morale e l’obbligo legale di denunciare il reato di cui era vittima. Il fatto che avesse la frequente abitudine d’intrattenersi con dei travestiti, ovvero quello cui lui accenna parlando di “debolezze private”, è rilevante per la sua vita familiare, ma trascurabile per quella istituzionale.

I suoi gusti sessuali non sono parte di una discussione pubblica. Né quelli suoi, né quelli di altri. Certo, se ti presenti agli elettori mostrando la tua famiglia (non è il solo), se partecipi ai ricevimenti ufficiali scortato dalla moglie, finisce con l’essere significativo il fatto che la menzogna te la porti fin dentro casa. Ma non è questo il centro del problema, mentre lo è, eccome, l’avere lungamente subito il ricatto, quindi non essere stato, per troppo tempo, libero nello svolgere la funzione istituzionale. A questo si aggiunge il non avere sentito il dovere di rivolgersi alla legge.

In quanto alle dimissioni, non le ha presentate. S’è limitato a sospendersi, cosa che può fare solo chi è stato direttamente eletto ad una carica (quindi è escluso il presidente del Consiglio, tanto per intenderci), e può farlo soltanto per gravi ragioni di salute o per altri impedimenti temporanei. E’ chiaro che Marrazzo passerà dalla sospensione alla decadenza, è chiaro che si sospende e non si dimette solo per evitare al suo schieramento l’immediata conta elettorale, pertanto è altrettanto chiaro che la sua scelta è illegittima. Chi lo applaude, chi, addirittura, addita la sua condotta quale esemplare, ha smarrito il senso della legalità.

Peccato, perché se lui e chi lo sostiene avessero maggiore senso dell’interesse collettivo, se non concepissero la politica solo come strumento d’arrampicata sociale, avrebbero colto l’occasione, pur dolorosa, per indicare una via d’uscita al Paese, cercando di trascinarlo fuori dal fango nel quale lo si è gettato.

Per essere più chiari: sebbene ciascuno faccia quel che crede, in privato, ove non leda diritti altrui, è evidente che il sesso mercenario, compulsivo e stravagante non lo si riconosce come un buon esempio per tutti, ma pur tralasciando l’aspetto morale e didattico, resta il fatto che c’è troppa gente, in politica, che ha troppi soldi da buttare e troppo poche cose da fare, il che disturba, specie quanti s’arrabattano per assicurare, con il lavoro, una vita dignitosa alla propria famiglia, detto ciò, è evidente che non ci serve una politica fatta dentro le mutande altrui, sicché, visto che la morbosità postribolare semina vittime da ambo le parti, l’occasione torna buona per dire che è ora di piantarla. Il moralismo è nemico della morale, del primo facciamo volentieri a meno, della seconda s’attendono interpreti degni. Chi può, chi lo sa fare, torni alle cose serie. Chi sa solo galleggiare nel trogolo, si tolga di mezzo.

La sinistra aveva l’occasione per dirlo. Non mi va di vedere un’assemblea di travestiti ospite di Michele Santoro, sempre a spese nostre, così come mi sembrò privo d’interesse collettivo l’ospitare una prostituta ammiccante e divagante. La sinistra ha cavalcato, per mesi, un moralismo bacchettone e bugiardo, ora ha avuto l’occasione per constatare la follia distruttiva di tale approccio. La destra, del resto, ha avuto la conferma che senza un minimo di buon costume istituzionale, di senso della funzione e di morigeratezza nel godere dei propri privilegi, chiunque è destinato a finire nel tritacarne.

Una postilla: quanto qui sostenuto si riferisce al sesso mercenario, praticato senza limiti di genere, per quel che riguarda la droga, invece, che in questo caso ci sia o meno, ci tengo a chiarire subito che ritengo impraticabile ogni pubblica funzione per chiunque faccia uso di stupefacenti. Ad un cocainomane non farei certo guidare il pullman che porta dei bambini a scuola, non vedo perché dovrei fargli guidare una regione, o qualsiasi altro interesse pubblico.

Pubblicato da Libero

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