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Vicenda penosa

Marò, fuori i ministri

I ministri degli Esteri e della Difesa sono l’apoteosi dell’incapacità. Se ne vadano. Subito.

di Davide Giacalone - 22 marzo 2013

Quella dei due marò è una storia vergognosa. Il governo Monti è già dimissionario, ma i ministri degli esteri e della difesa dovrebbero andare via subito. Oggi. Difficile averne di altrettanto inetti. Il disonore in cui hanno trascinato l’Italia non ha precedenti, sicché il presidente del Consiglio assuma l’interim dei due ministeri e quei ministri spariscano dai rispettivi dicasteri. Oggi. Subito. Non è detto che siano gli unici responsabili, anzi, lo escludo. Ma se rimane loro un briciolo di dignità, si assumano la responsabilità e se ne vadano.

Su queste pagine scrivemmo che peggio di così questa faccenda non era possibile gestirla. Ora constatiamo quanto sia fondato il detto: al peggio non c’è mai fine. L’Italia riesce a essere, in un solo colpo: colpevole, inaffidabile, corruttrice, ricattabile e calabrache. La nave con a bordo i marò non doveva attraccare; la diplomazia europea (o quel che ne esiste) doveva essere chiamata in causa subito; il diritto internazionale doveva essere invocato all’inizio; il ministro degli esteri non doveva andare in India per farsi schiaffeggiare; i due militari non dovevano essere ricevuti come eroi; poi non dovevano essere ufficialmente coperti nel loro restare in Italia; l’ambasciatore non doveva essere garante; successivamente non si sarebbe neanche dovuta porre la questione della sua libertà di movimento. Un impressionante cumulo di errori. Provocato dall’incapacità di affrontare, fin dall’inizio, il cuore del problema: gli affari di Finmeccanica. Di questo è responsabile il governo tutto e Mario Monti personalmente (supposto restauratore della nostra immagine internazionale!). Lo diciamo con la credibilità di chi ha scritto queste cose per tempo e prima. I due ministri sono l’apoteosi dell’incapacità. Se ne vadano, almeno dimostrando d’essere in grado di capire. Cosa di cui dubito.

E adesso? Non si scarichi sui due militari il peso degli errori. Ora ci vuole un governo diverso, un dialogo con gli indiani, la capacità di far pesare i loro torti, enormi, e quella di ricucire i rapporti, riportando a casa i due. Non perché eroi, non perché innocenti, ma perché l’onore dell’Italia non può essere calpestato platealmente. Anche per questo, i due ministri devono essere messi immediatamente alla porta. Oggi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario