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Nuova denuncia da parte della Corte dei Conti

Malati di corruzione

Pubblica Amministrazione e settore privato sempre più corrotti

di Davide Giacalone - 07 febbraio 2008

Cambiano i governi, s’avvicendano le legislature, alcune si squagliano sotto il fuoco delle azioni giudiziarie, ma la Corte dei Conti è sempre lì ed a cadenza annuale denuncia il crescere della corruzione. Poi termina la cerimonia e gli illustri magistrati se ne tornano nei loro uffici, alcuni dei quali si trovano esattamente nello stesso corridoio e nella stessa amministrazione di cui hanno appena proclamato la decadenza morale, la sciattezza contabile ed il danno arrecato all’erario. Una sapiente sintesi fra la giustizia che non funziona ed il conflitto d’interessi.

La diagnosi, comunque, è esatta, come dimostra la classifica mondiale sulla trasparenza. Chi non vive solo di rendite, chi lavora e conosce il mercato, sa che la corruzione è scesa fino ai piani più bassi, cresce nella pubblica amministrazione e non risparmia il settore privato. Del resto, se il cittadino guarda all’amministrazione dei rifiuti in Campania, dove Bassolino ed i suoi accoliti si sono fatti ricchi, per milioni e milioni, lasciando Napoli a marcire nel pattume, e se osserva che il nominato politico non accenna minimamente né a farsi da parte né ad essere estromesso dai suoi compagni, ne trae la lezione che chi non si mette in tasca qualche cosa è fesso. Poi per forza che il malcostume dilaga.

I rimedi sono di due tipi. Ci vuole una giustizia che funzioni, ovvero l’opposto della Corte dei Conti di oggi (che va chiusa, lo ripeto). Processi giusti, equi, con giudici affidabili e terzi, conclusi in tempi ragionevoli. Pene da scontare e pagare. Vedo che i magistrati contabili hanno passato ai giornalisti le statistiche relative ai loro processi di primo grado, da tutti pecoronamente pubblicate. Si esaminino i tempi per chiudere il secondo grado, e si avrà chiaro l’orrore giudiziario. Si sappia quanti soldi vengono effettivamente recuperati, e si saprà che stiamo parlando tanto per occupare il tempo. Ed occorre, secondo rimedio, che lo Stato ritiri le sue mani dal mercato, municipalizzate comprese. Che si estingua l’intreccio fra politica e presunti manager, nominati per clientela. Vale per acqua e luce, ma vale pure per la sanità. Anche nel privato c’è corruzione, l’ho detto, ma uno Stato non complice sarà più credibile nel punire ed una politica non compartecipe più severa nel legiferare.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di giovedì 7 febbraio

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