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Le vittime della bancarotta di Parmalat

Mala giustizia in mondovisione

L’Italia: un sistema inaffidabile e infido

di Davide Giacalone - 13 dicembre 2007

A Parma s’annuncia la catastrofe giudiziaria, questa volta in mondovisione. La cosa non è di pubblico interesse (solo) per la sorte che toccherà ai numerosi imputati per la bancarotta di Parmalat, ma perché l’Italia si confermerà un sistema inaffidabile, un Paese buono se si tratta di portar via ricchezza, ma infido se si devono investire quattrini. Da dove non c’è giustizia e non si rispettano le regole i capitali internazionali scappano, verso lidi più redditizi e sicuri.

La triste impressione che tutto finirà nel peggiore dei modi è presto documentata. Il crack risale alla fine del 2003, sono passati quattro anni ed il processo non è neanche iniziato. Siamo già al limite del tempo considerato ragionevole in sede europea e il tribunale neanche si vede. Intanto la procura ha depositato documentazione processuale per sei milioni di pagine. Il che garantisce la certezza che non saranno mai lette, e se si dovesse scorrerle in aula occorrerebbero anni di udienze. I risparmiatori che hanno subito danni, avendo sottoscritto obbligazioni taroccate, sono, nel mondo, più di centomila. Trentacinquemila si sono costituiti parte civile. Sommate sessantasei imputati, più sei milioni di pagine, più trentacinquemila parti civili, ed il risultato sarà un circo degno del colosseo. Il problema, comunque, non si pone perché già è trascorso il tempo entro il quale si sarebbe dovuto costituire il collegio giudicante e non se ne scorge neanche l’ombra: a Parma mancano i giudici, i procedimenti sono divisi e chi si è già pronunciato è incompatibile, gli altri sono occupati o al civile. E siamo il Paese europeo con più magistrati e che spende di più per la giustizia.

Il tempo perso e quello infinito che ci attende non addolora gli imputati, ma rende sempre più remota la possibilità che il dibattimento chiarisca dove sono spariti i soldi e chi ancora li gestisce, e dica qualche cosa sull’intreccio con i casi Cirio e Telecom Italia. Insomma, ciascuno potrà continuare a pensare o dire quel che crede senza che la giustizia sia in grado di porre un punto fermo. E questa rassegna d’orrori la faremo vedere al mondo, perché i truffati sono ovunque e gli occhi dei loro giornalisti sono puntati su Parma. Mostreremo che non merita rispetto un sistema che non ha rispetto delle proprie leggi.

Pubblicato su Libero di giovedì 13 dicembre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario