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E' ora di fare i conti con la realtà

Mal di quorum

La non-politica ci consegna un appuntamento referendario senza sbocchi positivi

di Davide Giacalone - 13 giugno 2011

Il raggiungimento del quorum nuoce gravemente alla salute di una sinistra che voglia candidarsi a governare, e non solo a vincere le elezioni. Lo sa benissimo anche Matteo Renzi che (come me) dice di votare No perché gli sembra brutto (come a me) invitare alla diserzione. Ma non votare è l’unico modo esistente per evitare un autentico disastro. La non-politica, che è quasi peggio dell’anti-politica, ci consegna un appuntamento referendario senza possibili sbocchi positivi.

Anche le prediche dal pulpito, non a caso apprezzate dalla sinistra nemica del mercato, segnalano il precipizio antimoderno nel quale stiamo precipitando. Già che ci si trovava, Benedetto XVI, oltre a chiedere energia pulita e senza rischi poteva anche reclamarla abbondante e senza costi. Tanto, sempre di miracoli si tratta, visto che non esiste una sola fonte al mondo che risponda alle prescrizioni vaticane. In quanto all’acqua hanno ragione le gerarchie a considerarla un bene pubblico e prezioso, ma la si paga, mentre il Vaticano la usa gratis, grazie al concordato del 1929 (quando l’Acea entrò in Borsa comparvero i nomi dei debitori, il primo dei quali era il Vaticano, che si ostinò a non pagare, lasciando il conto allo Stato italiano).

I referendum, purtroppo, sono un miracolo al contrario, un punto di regressione, uno scivolamento nell’irrazionale. Quindi nel pericoloso. Le elezioni amministrative hanno sconfitto il bipolarismo, i referendum di domenica prossima serviranno a dimostrare l’inutilità delle forze politiche che occupano la scena. Non s’è trattato di un rifiuto del sistema bipolare in sé, ma di una severa punizione al modo in cui è stato realizzato e ai partiti che pretendono di guidarlo. I referendum segnalano un esito più grave: l’oscillare del pendolo fra la viltà e l’inaffidabilità.

Tutti i protagonisti del bipolarismo, buona parte del Pd compresa (i sindaci del nord, i Chiamparino, i Renzi, la componente ex democristiana alla Marini, gli ex miglioristi, gli stessi dalemiani), sperano che non ci sia il quorum. Tutti i profittatori del bipolarismo, ovvero le forze che lo rodono dall’interno, le minoranze che ricattano le maggioranze, sperano che il quorum ci sia e che la valanga di Sì certifichi la totale ingovernabilità dell’Italia. I due partiti più consistenti, il Pdl e il Pd, sono rosi dalla paura di dire quel che pensano e dalla furbata di dire il contrario, per cavalcare l’onda. Al Pdl sono pronti ad accendere un cero se la mancanza di votanti eviterà alla sinistra di cantare vittoria, e al Pd (almeno quanti considerano un incubo finire prigionieri del dipietrismo, del grillismo e del vendolismo) sono pronti ad andare in pellegrinaggio se la pigrizia civile li aiuterà a non dovere spiegare per quale cavolo di motivo si sono schierati con il medioevalismo superstizioso, nemico del mercato e della ricchezza. Azzoppare Berlusconi vale il prezzo di spezzare le gambe all’Italia e rimangiarsi le proprie stesse idee? In caso di vittoria si consoliderebbe la posizione di Bersani, salvo chiudere l’intero Pd dentro la prigione del massimalismo demenziale. Consegnando la chiave agli alleati, fra i quali c’è chi è aduso a tale costume.

Delle materie specifiche, intanto pochi si curano. Dimostrandosi fondato il peggiore degli incubi: questo è un Paese di vecchi egoisti, che non credono in nessun cambiamento ma s’attaccano ad ogni privilegio, compreso quello di far scelte irrazionali. Del futuro, del mercato, dei giovani poco gliene cale. Per non dire niente.

Affinché la lezione non sia solo e del tutto negativa, quest’orrida scena dovrebbe suggerire di aggiornare l’istituto referendario. Sono molti anni che gli italiani lo snobbano, anche perché se ne è abusato e perché li si prende in giro: votammo per la responsabilità civile dei magistrati, contro il finanziamento pubblico dei partiti e così via, salvo il fatto che il legislatore sistemò le cose e non cambiò nulla. Due cose, allora, andrebbero fatte: rendere più difficile la convocazione di un referendum, alzando il numero delle firme necessarie, e introdurre quello propositivo, come già alcuni volevano fare alla Costituente. Si otterrà, almeno, il risultato di costringere i promotori a far lo sforzo di spiegare quel che vogliono, impedendo loro di campare di rendita in un Paese e in una politica in cui si è sempre pronti a bloccare tutto, pur di non fare i conti con la realtà.

Pubblicato da Libero

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