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Ondate migratorie subite e non governate

Madrid ha chiuso le frontiere

La Spagna vive un forte boom economico. In questo gli immigrati sono stati una ricchezza

di Davide Giacalone - 13 settembre 2006

Il governo del socialista Zapatero, in Spagna, non aveva esitato a sparare sugli immigrati che tentavano di passare il confine terrestre, poi, però, aveva proceduto all’italiana, varando una sanatoria che ha regolarizzato 580 mila clandestini. Il messaggio, alle masse d’africani che guardano alla penisola iberica, è giunto in questo modo: è pericoloso entrare, ma una volta dentro ci si sistema. Risultato: i barconi hanno fatto rotta verso le Canarie ed in meno di un anno la Spagna si ritrova con altri 800 mila extracomunitari che, adesso, il governo vuole buttare fuori. La sanatoria ha fatto da calamita ed il mercato, secondo il governo, è oramai saturo.
La Spagna ha vissuto e vive un forte boom economico (e ce ne accorgiamo noi, che dalle loro imprese siamo acquistati). Nel motore di questo sviluppo hanno pedalato anche gli immigrati, che sono stati ricchezza. Il guaio è, però, che, benché in buona parte vantaggiose, le ondate migratorie sono state subite e non governate. Ed è quello che succede anche in Italia. Ciò comporta che il Paese che le accoglie non riesce a scegliere, non riesce ad avere una politica capace di mettere a miglior frutto l’evidente dislivello di reddito e benessere. Per ciò arriva di tutto, e quando gli strati bassi del mercato del lavoro sono colmi, le cose si complicano maledettamente. Tali complicazioni, infine, influiscono sull’umore dell’opinione pubblica che, spesso sbagliando, attribuisce all’immigrazione guasti che, invece, hanno altre cause (e da noi, specificamente, un mercato del lavoro anacronisticamente rigido). Zapatero reagisce facendo la faccia feroce perché, come tutti i politici, ha sempre un occhio sui sondaggi, ma quel che serve, a ben vedere, non è né la bontà né la ferocia, ma la fredda valutazione degli interessi collettivi.
Sarebbe saggio avere una politica europea dell’immigrazione, ma equivarrebbe ad avere una comune politica estera ed economica. Roba che non c’è. Tocca a ciascun Paese, quindi, e specialmente a quelli geograficamente più esposti, far giungere chiaramente questo messaggio: l’immigrazione è una risorsa ed accoglieremo quella coerente con i nostri interessi, pretendendo il rispetto delle nostre leggi; l’integrazione è un valore positivo, la creazione di colonie etniche (e men che meno religiose) no.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 13 settembre

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