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Chi sono i capri espiatori dell'antipolitica?

Ma quanti sono i Mastella d'Italia?

Se non si cambia il sistema dal declino si passerà al disfacimento

di Elio Di Caprio - 28 settembre 2007

Succedeva solo un mese fa. Alla festa-vetrina di fine estate a Telese erano fiondati in tanti, da Veltroni a Berlusconi, per dare lustro all"UDEUR ed al suo padrone di casa, Clemente Mastella, orgoglioso di ospitare i tanti dibattiti-confronto tra destra e sinistra prima della ripresa autunnale. Non era mancata nemmeno l"immagine del comico di turno, questa volta non Beppe Grillo, ma il candidato al premio nobel Roberto Benigni immortalato in una foto in braccio al padrone di casa.

Fare della festa dell"UDEUR il maggiore avvenimento politico nazionale aveva sorpreso un commentatore di spessore come Sergio Romano che sulle colonne del Corriere della Sera aveva criticato che si fosse dato troppo spazio ad un partito che può contare su un po" meno dell"1,5% e su un leader “che ha fatto della volubilità il suo asset maggiore”. Concludeva Sergio Romano, mettendo il dito sulla piaga, che fino a quando i partiti non capiranno che cambiare la Costituzione è oggi molto più importante che vincere le elezioni, le sorti della democrazia italiana continueranno a essere nelle mani di partiti che in altre democrazie non avrebbero neppure il diritto di stare in Parlamento.

Non si intravvedeva allora l"onda emotiva anti politica che ha fatto di Mastella, a torto o a ragione, l"imputato simbolo di un modo vecchio e ricattatorio di fare politica a cavallo tra la prima e la seconda repubblica. Ma quanti Mastella ci sono ancora in circolazione in Italia, in grado di bloccare tutto per ragioni di potere magari ammantate da motivi ideologici? Quello che sta succedendo attorno al segretario dell"UDEUR è la spia, la cartina di tornasole del fallimento di un sistema bipolare che con l"ultima legge elettorale ha ancor più acuito le sue contraddizioni : invece di offrire all"elettorato una chiara e precisa alternanza tra coalizioni concorrenti è costretto a “tenersi buone” proprio quelle forze che hanno fatto dell"ambiguità e dell"equivoco la loro ragion d"essere. In aggiunta sono le segreteria di partito che hanno contrattato a scatola chiusa prima le candidature alle elezioni e poi a quelle delle responsabilità di governo. Come poteva mai un siffatto sistema escludere Clemente Mastella e quello che rappresenta?

Nulla o poco è cambiato nel passaggio dalla prima alla seconda pubblica, nonostante ora sia possibile l"alternanza tra diverse coalizioni, se lo spettacolo è lo stesso, i Mastella sono ancora lì e l"inconcludenza è aumentata. E" questo il vero motivo sottostante al malessere collettivo che ora si dirige sui simboli del potere e sulle persone in carne ed ossa che lo rappresentano. L"uomo di Ceppaloni, ora sotto schiaffo dei mass media, non può contare neppure sulla solidarietà dei suoi compagni di coalizione. Ma è lo stesso che ammetteva candidamente alcuni mesi fa di aver “immeritatamente” ricevuto da Prodi il dicastero della Giustizia come riconoscimento dei servigi resi. Anzi Mastella andava più in là, teorizzando che la lotta politica in Italia è sempre stata e sempre sarà una lotta tra feudi di potere e lui era nel gioco perchè titolare di un feudo di consensi e di voti che gli aveva permesso di fare carriera prima come valvassore di De Mita ( siamo agli anni "80) e ora come vassallo di se stesso.

Per fronteggiare l"ondata di anti politica che accomuna nell"immaginario collettivo la “casta” tutta di governo e opposizione sono tutti alla ricerca del colpo d"ala per dimostrare che si fa sul serio nel cambiare registro, riducendo ora e subito il numero dei parlamentari e dei Ministri. Tutto bene, anche se arriva in ritardo. Ma chi ci crede e a che serve? L"immobilismo e l"incapacità a decidere non potranno essere rimossi da qualche numero in più o in meno. La crisi che può portare dal declino al disfacimento, come segnalano le preoccupate analisi di tanti commentatori di sinistra, non si risolve così. Bisogna avere il coraggio, come dice Romano, di cambiare insieme il sistema elettorale e costituzionale. Altrimenti saremo sempre alla mercè dei veti incrociati e dei poteri ricattatori dei Mastella di turno.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario