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L’informazione che non risponde alle vere domande

Ma quanti Madoff sono ancora in giro?

Al di là dell’ottimismo di Berlusconi e del pessimismo di Veltroni

di Elio Di Caprio - 16 dicembre 2008

Ancora non sappiamo- grande notizia- se l’inquisito Ottaviano Del Turco, ex socialista ed ex fondatore del PD, cambierà casacca e si candiderà (ora è più probabile dopo i risultati delle elezioni abruzzesi) alle prossime elezioni europee con il PDL. Ci diranno poi se e come Clemente Mastella ritornerà sulla scena, se Ciriaco De Mita troverà altre strade per la fortuna dei suoi destini politici oltre gli ottanta anni. Sono queste le informazioni di cui abbiamo bisogno?
I crac finanziari si susseguono a ritmo sempre più veloce, rendendo sempre più difficile prevedere i tempi di uscita dalla grande crisi e il nostro dibattito pubblico continua ad impantanarsi su problemi secondari e di nessun rilievo.

La disinformazione non è fatta solo di mancanza di informazioni, dipende anche dal peso relativo che viene dato alle informazioni, dalla selezione delle notizie più importanti che hanno un riflesso sulle nostre vite collettive, dagli approfondimenti che spesso si rivelano inutili o insufficienti.

Scopriamo quello che dovevamo già sapere, che la crisi finanziaria colpisce in misura maggiore l’Italia non perché ci sia Belusconi ma per l’enorme debito pubblico che ci trasciniamo da due decenni e non ci consente di affrontare la situazione ad armi pari con gli altri Paesi europei ( c’è concorrenza anche tra Paesi europei non fosse altro che per i differenziali tra i bond del debito pubblico tedeschi e quelli italiani, o spagnoli o greci). Scopriamo che il problema delle tasse è diventato ora importante anche per il PD di Veltroni che aveva irriso Berlusconi quando ne fece un cavallo di battaglia elettorale, ora contesta il governo per la mancata detassazione delle tredicesime che sarebbe stata un bis, sia pure una tantum, della tanto deprecata detassazione totale dell’ICI. Sull’altro fronte scopriamo che Giulio Tremonti si è avventurato in una legge finanziaria triennale tutta di tagli di spese in nome della stabilità e della riduzione del debito pubblico dopo che per due anni aveva contestato la politica di eccessivo rigore di bilancio del duo Prodi- Padoa Schioppa.

Se non è disinformazione questa è comunque una contraddizione patente tra fatti ed intenzioni. Ma tanto nessuno se ne accorge. L’attenzione dell’opinione pubblica è deviata su veline, “tronisti”, giocatori e, se proprio si vuole, sulle gag di Berlusconi che irritano tanto la sinistra portando acqua al mulino di Di Pietro. Cosa mai possono importare le altre gag, quelle politiche, dei partiti di maggioranza ed opposizione, sempre in bilico tra rifiuti incondizionati e sdegnati di ogni collaborazione e illusorie aperture al confronto per le riforme in nome del bene pubblico?

L’informazione vera, quella che dovrebbe essere approfondita e portata all’attenzione di tutti viene volutamente trascurata e passata in seconda fila, tanto più se riguarda gli avvenimenti internazionali che sembrano irraggiungibili. Eppure quello che sta succedendo oltre i confini nazionali, con la crisi in atto, dovrebbe aprire gli occhi a tutti.
Viene ora alla luce, e i nostri mass media ci giungono con il solito ritardo, la truffa da 50 miliardi di dollari operata dal finanziere-benefattore Bernard Madoff, ex presidente del NASDAQ, a danno dei risparmiatori americani e di varie banche europee implicate nell’avventura degli hedge funds”.

Accade proprio nel momento in cui gli aiuti all’industria automobilistica statunitensi si sono temporaneamente impantanati sulla cifra di “soli” 15 miliardi di dollari. E’ una frode spettacolare, non scoperta dai controllori della SEC – cosa impossibile visto che il finanziere ha fatto parte in passato della medesima commissione di controllo- ma è stata confessata dallo stesso Madoff ed ha implicato molte banche europee. Ma chi sa nulla del contesto in cui si collocano questa vicenda ed altre consimili che verranno alla luce nel vaso di Pandora ormai aperto dalla crisi finanziaria internazionale? Quanti Madoff sono ancora in giro? Sono queste le vere domande che dovremmo porci.

E’ chiedere troppo che non venga fatta una selezione alla rovescia di quel che veramente conta? Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che l’infezione globale messa in atto dai tanti maghi della finanza mondiale pronti a spostare in un secondo capitali enormi per speculare ed arricchirsi non è un incidente di passaggio.

E’ pure vero che l’Italia può fare ben poco in un contesto sopranazionale che si deve in qualche modo riassestare, ma che almeno si dia il giusto rilievo alle informazioni di base su quel che succede e potrà ancora succedere, senza costringere a ricorrere a fonti straniere per conoscere qualche verità in più. Il provincialismo dell’informazione non paga, può servire a parteggiare per l’ottimismo di Berlusconi o per il pessimismo di Veltroni, non a rendere meno drammatico l’impatto della crisi sulla nostra economia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario