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Le analisi sulla crisi del centro destra

Ma ora chi fa la rivoluzione liberale?

Galli della Loggia si interroga su cosa sia il popolo di destra.La Dc non lo è mai stata

di Elio Di Caprio - 06 dicembre 2006

Si può far politica anche con le grandi manifestazioni di piazza, come ha fatto recentemente a Roma il centrodestra senza l"UDC di Casini. In tempi in cui è la televisione il grande palco delle contrapposizioni politiche senza popolo le manifestazioni di massa hanno per lo meno il pregio di far contare, sia pure per un giorno soltanto, la gente in carne ed ossa che si schiera e partecipa per esprimere uno stato d"animo collettivo. Poi la palla torna al teatrino mediatico giocato con gli stessi personaggi di sempre che presumono di parlare in nome e per conto degli elettori da loro rappresentati con le solite schermaglie, le battute ad effetto, il dire e non dire, tanto per eccitare il consenso delle rispettive tifoserie. Fino al prossimo appuntamento mediatico od elettorale. Il problema è di quello che sta in mezzo e della capacità delle coalizioni di destra o di sinistra di non aumentare il distacco con l"opinione pubblica che ha concesso loro una delega in bianco per lunghi cinque anni.

Ernesto Galli della Loggia si interroga in un recente editoriale sul Corriere della Sera su cosa sia oggi il “popolo di destra” che è convenuto numeroso alla manifestazione di Roma. Quale è il comune denominatore che accomuna questo “popolo vero”e lo spinge ancora ad identificarsi con la leadership di Berlusconi? Bel compito per i sociologi. Possibile che sia solo la protesta contro le tasse o l"irritazione per una serie di errori compiuti dalla variegata compagine di centro-sinistra?

Galli della Loggia aveva già pesantemente criticato nella scorsa legislatura l"insufficiente cultura della destra al potere incapace di radicarsi negli stadi intermedi della società italiana con un suo profilo preciso, al di là di un qualunquismo epidermico di cui potrebbe essere considerata espressione la stessa manifestazione di Roma di domenica scorsa. Riunirsi, protestare, contare, ma poi dov"è la proposta? Quella di Berlusconi, quella di Fini, quella di Bossi, o quella di Casini che non c"è più?

Nella sua analisi questa volta Galli della Loggia va oltre e indietro interrogandosi perchè nessuna elaborazione, nessuna “idea forte” sia stata capace finora di sostenere la Casa delle Libertà nata, come egli dice , per dare rappresentanza a quell"Italia moderata “che aveva nel suo dna storico due sole culture della rappresentanza sociale : quella cattolica da un lato e quella di origine fascista dall"altro, vissute rispettivamente nell"esperienza della DC e del MSI”. E" una delle prime volte in cui si fa cenno, senza scandalo, ad una “cultura fascista” come retroterra storico del nostro essere società civile. I tempi sono cambiati a tal punto che viene tranquillamente accettato che un partito come Alleanza Nazionale, già demonizzato nelle sue radici vetero MSI come liberticida per definizione, sia una componente essenziale della Casa delle Libertà pronto a confluire nella grande famiglia dei popolari europei assieme agli ex democristiani. Niente succede per caso. Si parla continuamente di un taglio delle ali estreme per dare una maggiore omogeneità di percorso alle coalizioni di destra e di sinistra, ma nessuno si sogna di tagliare AN come partito estremista. Piuttosto si taglia la Lega.

E" un risultato che Gianfranco Fini cerca di rinsaldare e consolidare, con la dovuta riconoscenza a Berlusconi, per non essere prima o poi emarginato dai giochi politici. Se si costituisse un grande centro, come è negli auspici dell"ultimo Casini che si tiene le mani libere dalla coalizione di centrodestra, quale sarebbe lo spazio per AN? Conterebbero di nuovo le radici divise e rivali di destra e centro per rappresentare l"Italia moderata, secondo l"analisi di Galli della Loggia? Ma a questo punto non basterebbe il comune denominatore antisinistra per vincere la competizione elettorale e per giunta senza Berlusconi. E" qui il problema della destra o di quella che si rappresenta ancora tale se non altro per richiamare un profilo di opposizione totale al governo Prodi.

Le contraddizioni dell"attuale bipolarismo non lasciano indenne il variegato fronte della sinistra, priva anch"essa di “idee-forza”, e ancor più di un comune denominatore. Galli della Loggia lamenta che dal centrodestra, prima al governo e ora all"opposizione non sia venuta alcuna “rivoluzione liberale”, al di là delle intenzioni e delle dichiarazioni. Ma sarebbe stato proprio la “rivoluzione liberale” l"idea forza, il profilo dominante che avrebbe permesso al centrodestra di radicarsi e di vincere ancora? Sorgono dei legittimi dubbi. Se vogliamo andare alle radici che qualcosa contano sempre, la lunga storia della DC del dopoguerra è stata tutt"altro che “ liberale”, tra un Fanfani corporativo e statalista ed un Dossetti spostato ancora più a sinistra. Il fronte dei “moderati” era rappresentato anche da quella DC e dal MSI che, obbedendo al suo dna prevalente, ambiva addirittura alla socializzazione ed all"autogestione delle aziende...

Chi avrebbe mai potuto, con tali premesse, produrre quella “rivoluzione liberale” ( a destra come a sinistra) auspicata oggi da Galli della Loggia?

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