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Le rivolte giovanili nei Paesi arabi

Ma non c’e’ solo Facebook o Twitter

L’effetto domino arriverà ai ricchi Paesi del Golfo?

di Elio Di Caprio - 01 marzo 2011

Non poteva non succedere, a sentire i tanti che commentano le rivolte (e ancora non è finita) nel Nord Africa e nel vicino Medio Oriente, evviva la libertà se i giovani si ribellano all’oppressione ed alla corruzione di regimi inamovibili. Ad ogni latitudine se il vento della libertà comincia a spirare non si ferma ed esonda una volta che si aprano o si riaprano le grate chiuse dall’autoritarismo o dalla tirannide. Va tutto bene e non si può non solidarizzare con popoli che si ribellano in nome della libertà, ma la costruzione di una democrazia di tipo occidentale è tutt’altro discorso.

Non poteva non succedere, si dice, ma nessuno poteva prevedere quando sarebbe scattata l’ora X, nessuno ha previsto o si è accorto in tempo, né i governi e tanto meno gli onnipresenti servizi segreti americani o israeliani che il punto di rottura si stava pericolosamente avvicinando nei Paesi che si affacciano sull’ex “mare nostrum”, il Mediterraneo.

Tutto sarebbe più decifrabile se si potesse individuare o immaginare una regia secondo la dietrologia a cui ci siamo abituati dalla seconda metà del secolo scorso quando era facile e fin troppo scontato intravedere i giochi d’influenza delle potenze egemoni, dagli USA alla Russia sovietica, dietro i colpi di stato o le rivoluzioni, si trattasse dell’Iran, del Cile, del Vietnam o dell’Afghanistan. Ma ora? Al Qaeda è veramente una chiave di lettura risolutiva e l’estremismo islamico potrebbe diventare l’ineluttabile approdo che unificherà prima o poi le singole rivendicazioni dei Paesi arabi, appena all’inizio e destinate ad estendersi? Magdi Allam e prima di lui Oriana Fallaci ci hanno messo da tempo in guardia paventando i rischi di un’Eurabia prossima ventura.

Ci siamo troppo presto dimenticati che nel 1991 solo un golpe militare è riuscito ad impedire all’Algeria di dotarsi di un governo islamista secondo la volontà espressa da libere elezioni. Non c’è quindi da meravigliarsi se l’Occidente, senza distinzioni, abbia preferito chiudere gli occhi prima su quanto avvenuto in Algeria e poi sui regimi dispotici del nord Africa e del Medio Oriente che in questi venti anni si sono rafforzati assicurando comunque un’apparente stabilità in un’area delicata e strategica per l’equilibrio mondiale.

Anche dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, quando non esistevano le sofisticate antenne di comunicazione di massa che ora consentono a tutti un livello di percezione immediata prima inimmaginabile, sorse la stessa domanda di oggi. Perché ora e non prima? Come è possibile che una situazione politica che solo ex post si giudica obbiettivamente insostenibile ha messo tanto tempo a rivelarsi nella sua fragilità di fondo, prima nei Paesi comunisti e ora nei Paesi arabi di Nord Africa e Medio Oriente? Perché non eravamo preparati?

Certo oggi appaiono più grotteschi che mai i festeggiamenti del governo italiano a Gheddafi o il baciamano di Silvio Berlusconi all’anello del leader libico solo qualche mese fa – episodio ricondotto, come sempre, all’incomprimibile esuberanza del nostro Presidente del Consiglio – come appaiono incredibili le tante attestazioni di stima e benevolenza da parte dell’Onu o della Gran Bretagna al regime libico, alcune paradossalmente espresse fino a ieri proprio in nome del rispetto dei diritti umani. Ma questo è solo il lato esterno, il conformismo di facciata che si accompagna ad una cultura superficiale del compromesso ad ogni costo, quella cultura che ha dato ben peggiori spettacoli nel secolo scorso al cospetto dei tanti despoti in giro per il mondo quando i confini tra dignità e convenienza sono evaporati in un baleno in nome della realpolitik.

Non è questo il punto o almeno non solo questo, sarà dimenticato il baciamano di Berlusconi a Gheddafi così come è stata dimenticata la rivolta di Bengasi per protestare contro le magliette antiislamiche di Calderoli, allora e ora ministro.

Ma dietro l’angolo ci può essere dell’altro, non ci sono solo nuove onde immigratorie a cui dovremo far fronte. Non per caso il Medio Oriente è definito, non da oggi, una polveriera. L’effetto domino delle tante rivolte in atto potrà assumere una valenza drammatica se si allargherà ai Paesi del Golfo e in primis all’Arabia Saudita che detiene le maggiori riserve petrolifere del pianeta. Anche in questi Paesi si potrà domani dire, come si è finora detto per l’ Egitto e i Paesi del Maghreb che la situazione di fragilità dura da troppo tempo per essere tollerata all’infinito, che le satrapie corrotte sono state sostenute dall’Occidente per i suoi interessi di bottega, che siamo stati ciechi a non accorgerci prima che avremmo pagato uno prezzo troppo alto per aver lasciato le cose inalterate in nome di un’apparente stabilità.

L’ebollizione del Medio Oriente è solo agli inizi e prima o poi verranno alla luce altri squilibri ben più profondi di quelli che hanno generato le rivolte di cui siamo stati spettatori negli ultimi mesi.

Paesi ricchissimi di risorse e poveri di popolazione indigena, come l’ Arabia saudita o gli Emirati o il Kuwait, governati da un sistema feudale, sono stati finora incapaci di sostituire l’Occidente nel sostegno economico alle giovani generazioni, arabe anch’esse, che premono nei Paesi più popolati del Medio Oriente, dall’Egitto, alla Tunisia, allo Yemen, al Marocco e vogliono essere protagonisti di una nuova Storia.

Quanto può durare e con quali rischi per i Paesi occidentali legati a doppio filo ai Paesi del Golfo per interessi strategici, politici ed economici? Ci sarà un’altra esplosione-domino che ci troverà ancora una volta impreparati? Dobbiamo augurarci e sperare che le nuove generazioni mediorientali secolarizzate che si stanno ribellando in nome della libertà alla fine preferiscano l’Umma laica e tecnologica della comunità universale di Facebook a quella ancestrale dell’Umma islamica che tenterà di ricomporsi in nome della religione e del ricatto petrolifero all’Occidente? E’ questa la sfida e il dilemma dei tempi che verranno.

Fonte immagine:
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=8977

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